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Un po’ di Toscana, quella mia

Le immagini qui sopra sono riprese nella zona collinare (arriva quasi a 700 mslm) tra Arezzo e Siena, tra Monte San Savino e Castelnuovo della Berardenga. Queste alture segnano il confine tra la Val di Chiana e le Crete senesi: luoghi di bellezza incomparabile in cui ho avuto la fortuna di lavorare.

Da citare il borghetto di Rapale, che sovrasta la val d’Ambra: quando Aldo Palazzeschi scrisse la poesia “Rio Bo” spero che si sia ispirato a questo minuscolo e bellissimo paese.

Poi devo parlare della fiorentina (rigorosamente e per davvero chianina certificata) del ristorante La Scuderia in località Palazzuolo: in nessun altro posto ho mangiato una fiorentina come questa; non è a buon prezzo, ma ne vale la pena. Quella immortalata nell’immagine sopra era una “roba” di oltre un chilo e mezzo: ce la siamo goduta con il mio amico Patrick Spencer (californiano ma cittadino del mondo e ormai quasi toscano), accompagnandola con una bella bottiglia di Rosso di Montalcino.

Prima di arrivare a Palazzuolo, una deviazione sulla destra di circa un chilometro porta al famoso borgo di Gargonza: vale la pena di visitare i suoi secolari silenzi e l’appartato albergo con piscina e ottimo ristorante che custodisce tra le mura). Di Gargonza parla Padre Dante e ogni tanto vi si svolgono convegni importanti (se ne ricorda uno a carattere politico entrato nella storia recente).

Infine, ma non meno attraente, l’Agriturismo La Selva. Ne cura le pubbliche relazioni Patrick e, assicuro, è un posto fantastico: sta sul versante destro (andando verso Siena) della Val d’Ambra e offre sistemazioni straordinarie in case che furono nobiliari e con panorami mozzafiato. Consiglio con certezza di rendere un favore a chi mi legge.

Spero che le mie immagini e le scarne parole possano instillare in qualcuno dei miei lettori la curiosità di visitare questi luoghi bellissimi per davvero.

Montemaggiore

Sono tornato dopo qualche anno nelle terre di Toscana che mi sono care; di più: che mi sono rimaste nel cuore. Chi mi segue sa che nel 2004 fui chiamato da Emilio Marengo, conosciuto per tramite di Gino Veronelli, a occuparmi della sua grande azienda situata tra le provincie di Arezzo e Siena, in località Le Capraie. Posto di indicibile bellezza.

Ci lavorai quasi un anno e poi, a malincuore, me ne andai raccomandando al mio amico Emilio di vendere quell’Azienda, per il semplice fatto che non stava nelle sue corde di condurla al meglio. Ovviamente, Emilio non fu per niente d’accordo su quel che gli dissi, salvo qualche anno dopo darmi ragione e pentirsi per non aver ascoltato il mio consiglio.

Credo un paio di anni fa, Emilio ascoltò il mio consiglio e finalmente riuscì a vendere la sua azienda: lo avesse fatto prima, con tutta probabilità avrebbe guadagnato qualche soldo in più….

Ad accogliermi ho trovato Francesca Genovese, una giovane manager che si occupa dell’accoglienza per conto della nuova proprietà. Non sapeva, com’è ovvio, chi io fossi ma è stata molto gentile e disponibile: poi le ho raccontato perché ero lì e in sintesi i miei trascorsi in quell’azienda.

Mi ha fatto enorme piacere constatare che le etichette che avevo dipinto per i vini di Marengo sono state riportate sui nuovi vini, sempre – per fortuna – curati da Fabrizio Ciufoli.

Ho avuto in omaggio alcune bottiglie che non ho bevuto perché le tengo intonse per la mia collezione privata, dunque non sono in grado di esprimere valutazioni sia per il Masso (Merlot 90% e Sangiovese 10%) sia per il Campo Alto (Pinot Noir 100%): se, come credo, sono assemblati con le stesse uve che io ben conosco, si tratta di vini di qualità elevata. Mi riservo in futuro di fare delle valutazioni opportune.

Armonia D’Autunno (la mia etichetta più bella) è un muffato di cui ho ampiamente trattato: semplicemente strepitoso e il millennio 2004 l’ho pigiato personalmente al torchio.

Mi ha stupito e colpito il rosato Biricocolo (Sangiovese 100%): complesso, secco, persistente e di piacevolissima beva. Da raccomandare senza indugio.

Tornerò e seguirò l’evoluzione dei vini di Montemaggiore (nuovo nome dell’azienda): è un fatto che va da sé.

Tra le immagini qui sopra, a parte le vecchie e le nuove etichette, ci tengo a mettere attenzione sul meraviglioso borgo di Rapale (il mio Rio Bo…), situato nelle terra dell’azienda e la vigna di Petit Verdot che piantammo con l’amico agronomo Giovanni nel 2004. Mi pare stia in ottima salute.

http://www.montemaggioretuscany.it/countryhouses.asp

https://www.vincenzoreda.it/la-mia-etichetta-piu-bella-il-muffato-armonia-dautunno-di-giacomo-marengo/

https://www.vincenzoreda.it/quando-letichetta-e-orrenda-e-anche-poco-etica/