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J. Diamond, letture che servono


E’ noto, almeno per chi mi conosce, che io non leggo per diletto o per passatempo: non l’ho mai fatto.

Io leggo, e leggo tanto, solo  per sapere, per conoscere; spesse volte con fatica, spesse volte leggendo e rileggendo la stessa frase.

Attenzione: l’ultima mia pretesa e che “gli altri” debbano, come me, leggere per sapere, ci mancherebbe! Ognuno è libero di leggere, o di non leggere, libri o altro, con qualunque motivazione possibile.

E’, però, innegabile che se una persona legge per sapere, e legge circa argomenti che possono essere utili da conoscere e che in qualche modo portano beneficio a chi li conosce, ciò non può che essere considerata cosa virtuosa: è molto più utile leggere i testi di Jared Diamond che i romanzi di Wilbur Smith, a meno che uno non sia Wilbur Smith o faccia parte della sua cosca…., del suo business.

E nulla ho contro questa prodigiosa e inutile industria del libro, tanti libri sono meno interessanti: una delle faccende che più mi urta è confondere il mezzo con il fine: i libri non sono più virtuosi di televisione o internet in quanto libri.

La virtù sta nei contenuti e nei loro fini, non certo nel mezzo tramite cui i contenuti sono diffusi.

E veniamo a noi.

“ Il mio ultimo motivo di speranza è frutto di un’altra conseguenza della globalizzazione. In passato non esistevano né gli archeologi né la televisione: nel XV secolo, gli abitanti dell’isola di Pasqua che stavano devastando il loro sovrappopolato territorio non avevano alcun modo di sapere che, in quello stesso momento, ma a migliaia di chilometri, i vichinghi della Groenlandia e i khmer si trovavano allo stadio terminale del loro declino, o che gli anasazi erano andati in rovina qualche secolo prima, i maya del periodo classico ancora prima e i micenei erano spariti da due millenni. Oggi, però, possiamo accendere la televisione o la radio, comprare un giornale e vedere, ascoltare o leggere cosa è accaduto in Somalia o in Afghanistan nelle ultime ore. I documentari televisivi e i libri ci spiegano in dettaglio cosa è successo ai maya, ai greci e a tanti altri. Abbiamo dunque l’opportunità di imparare dagli errori commessi da popoli distanti da noi nel tempo e nello spazio. Nessun’altra società del passato ha mai avuto questo privilegio. Ho scritto questo libro nella speranza che un numero sufficiente di noi scelga di approfittarne.”.

Con queste parole Jared Diamond, professore settantunenne della Ucla di Los Angeles, nato a Boston, conclude il suo “Collasso”, scritto nel 2005.

L’illustre biologo aveva già scritto “Armi, acciaio e malattie” nel 1997, Premio Pulitzer nel 1998 e buon successo editoriale, anche se lontano anni luce dai numeri di gente come Wilbur Smith e Joanne Kathleen Rowling e Michael Crichton e Dan Brown.

Testi, quelli di Diamond, preziosi, basilari: testi che resteranno nella storia della nostra cultura, quale che sia l’evoluzione dei tempi tristi che ci aspettano.

Invito chi mi segue a comprare e leggere con attenzione queste dure 900 pagine circa dei due volumi, certo di rendere un grande servizio.

Non mi dilungo a dare ulteriori indicazioni: non ve n’è motivo.

Leggetevi i libri, poi ne riparliamo, se sarà il caso.

Nel frattempo, io mi sto recando nelle terre dei Maya, a inseguire – invitato come giornalista dal governo del Guatemala, per conto di Archeo – un sogno della giovinezza; e anche di questo, a tempo debito e a dio piacendo, parleremo.

 

 

Jared Diamond

Armi, acciaio e malattie – Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni.

Pp. XII – 400

Einaudi Super ET

12,00 €

 

Jared Diamond

Collasso – Come le società scelgono di morire o vivere.

Pp. X – 566

Einaudi Super ET

14,80 €

 

Vincenzo Reda

Ottobre 2008