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Restaurant Aqua di Varigotti

http://www.aquadivarigotti.it/

Nel mio Quisquilie & Pinzilacchere (Graphot, 2011) ho assai scritto intorno ai sensi e sono almeno 8 i sensi che mi riconosco; una delle linee guida della mia faticosa esistenza consiste nel valutare le esperienze di vita tanto più importanti quanto più sono state capaci di saturare parte o tutti (faccenda rara, ahimé) i miei sensi.

Quando si tratta di mangiare usa nella norma trattare di vista, olfatto e soprattutto (almeno così dovrebbe essere…) gusto. Oggi, spesse volte – troppe – il senso della vista predomina malamente per via di un’estetica del cibo che considero decadente, modaiola, televisiva, banale, fuorviante; e parlo di impiattamenti ma anche di tavoli, sedie, posate, piatti, tovagliati, bicchieri, quadri alle pareti (e che scempi!), arredi…

Comunque, per ritornare a quel che più mi preme, a parte i tre sensi, scontati, di cui sopra io amo tenere ben desti anche l’udito e il tatto (gli altri tre ulteriori sono una faccenda più complicata): qui voglio parlare dell’udito.

Questione più che banale: quando mangio roba che riguarda il mare, se ascolto i rumori del mare mangio meglio. Pare scontato, ma se non sono al mare – o a casa mia, ma qui la faccenda è complessa – io non mangio di solito pesce (in senso lato, pare ovvio). Non mi piace mangiare pesce in posti anche eccellenti a Torino, Milano, Parigi…Amo il rumore della risacca, l’odore di salsedine umidiccia e quelle luci al tramonto che in un certo preciso momento annullano ogni colore e una sorta di grigio lenzuolo avvolge e rende tutto così vago, così incerto.

Così è: amo cenare in riva al mare. Chi mi conosce sa che mi nutro di suggestioni, fesserie, riti, miti, seghe mentali: ma tutto questo accompagna il mio modo di mangiare e bere, ben sapendo che ho, abbiamo – e lo dimentichiamo quasi sempre – il privilegio di mangiare per piacere e non per vivere…

Tutto quanto qui sopra ho scritto dovrebbe essere l’introduzione a uno scritto in cui mi ero ripromesso di trattare in maniera professionale la valutazione di una cena, la prima, al ristorante Aqua di Varigotti di Sara (in cucina) e Francesco. Potrei qui concludere la mia valutazione professionale, nella mia solita sintesi non professionale: ci torno, e anche presto. E chi si fida di me faccia altrettanto! Ma qualche parola – si consulti il sito web, ben fatto, per ogni ulteriore approfondimento – più descrittiva e meno suggestiva occorre pure che la spremi dalle mie indolenze critiche.

Non do voti, non lavoro per guide, i giornali per cui scrivo sono fuori da particolari interessi di settore e il mio sito è regolato soltanto dai miei sfizi.

Mi sono goduto, con mia moglie Margherita (che di solito non mi segue nelle mie scorrerie enogastronomiche, ma è una cuoca più che eccellente, avendo a che fare con un cristo come me…), gli inenarrabili paccheri  pugliesi di Vicidomini (cercate quest’azienda sul web, ne vale la pena) con sugo semplice di pomodori campani e con un formidabile ragout di gallinella. Poi abbiamo preso le seppie e il filetto di dentice: entrambi assai più che soddisfacenti sotto tutti i punti di vista.

Ci ho bevuto sopra un Pigato di Lupi (http://www.casalupi.it/Public/Scheda.aspx?id=009&cod=Vignamare), non male: forse un tantino pretenzioso e troppo poco Pigato…

Ecco, nella lista dei vini qualcosa di meglio si può fare, ma mi rendo conto che si tratta di un argomento delicato assai e, comunque, quella che propone Francesco, pur con qualche pecca, è abbastanza funzionale al tipo di locale (e clientela) e con ricarichi corretti.

Per concludere: pare ovvio che questo posto mi piace. Ripeto, non soltanto ci ritornerò, ma ne scriverò ancora perché qui manca ancora tutta una parte “umana”, antropologica, che poi costituisce il mio vero interesse nelle faccende di cui mi piace occuparmi.

A presto, dunque.