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“Colori da Bere” di Vincenzo Reda, a cura di Stefania Zolotti. Enopolis, Ancona 10 ottobre 2009

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Belisario, Verdicchio di Matelica

IMG_7897“…Amiamo il vino con grande passione e siamo grandi amanti delle passioni…”. Questa è la frase in calce nella prima pagina della bella brochure di Belisario. Quando lasciai a Stefania Zolotti la scelta della cantina con cui dipingere i quadri che saranno esposti da Peppe a Enopolis, non pensavo scegliesse un Verdicchio di Matelica.

Chi mi conosce sa la mia viscerale passione per il Verdicchio, ma soprattutto quello dei Castelli di Jesi che abita zone in cui l’Adriatico fa sentire la sua forte presenza che ci regala i Balciana, i Tralivio, i Podium, i Coroncino, le Riserva Bucci, ecc. A Matelica invece è il fiume Esino che rappresenta l’acqua in una valle con microclima continentale, affatto diverso da quello del classico Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Conoscevo bene assai il Cambrugiano, una riserva spettacolosa per l’acidità, per quei sentori e gusti unici che si definiscono minerali. Avevo visitato la cantina lo scorso anno a maggio e avevo avuto l’occasione di conoscere Roberto Potentini, direttore e enologo di questa azienda nata nel 1971 che oggi possiede 300 ha di vigneti: è la più grande produttrice di Verdicchio di Matelica.

La sorpresa sono stati il Meridia e i Vigneti Belisario, il primo del 2006 con spiccata acidità, grande naso e una persistenza di quelle che piacciono a me; il secondo, vino definibile biologico, è del 2008, più giovane e più semplice, ma sempre sorprendente, equilibrato e pulito: questi sono tutti vini di grande corpo che possono benissimo essere bevuti con carni anche rosse e addirittura come vini da fine pasto, a mo’ di digestivi.

IMG_7900Com’è ovvio mi sono divertito a bere questi vini con calma e in giorni successivi: le mie non sono degustazioni, io il vino lo devo capire, lo devo interpretare, mi deve assediare, conquistare, invadere, pervadere.

E poi lo stendo sulla carta e a dipingere, con i miei suggerimenti, ci pensa il vino stesso, baciando e penetrando la carta; con un bianco puro, senza altri pigmenti, non avevo mai dipinto. Ci fu una bella esperienza con i passiti di Pantelleria, ma quelli hanno degli antociani ben più carichi. Con questi sto provando delle sensazioni nuove, delle delicatezze che sono assai più femminili, delle sfumature che i rossi non possono avere.

Mi pare che il lavoro stia venendo bene per davvero, in attesa del Lacrima di Morro che Stefania mi ha promesso di una cantina che non conosco.

Ne riparlerò a tempo debito, per ora mi sto godendo questo Verdicchio di Matelica che mi riempie di soddisfazione.

Salute.