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Happy Xmas and happy New Year with my drinks and food
Trifolao e tabui a Santo Stefano Roero

Ieri a Santo Stefano Roero, ospite il sindaco Renato Maiolo, si è svolta una bellissima iniziativa che ha visto la riunione di molti trifolao e dei loro tabui (i cani da cerca del tartufo). Sono stati premiati Cristiano Militello (Striscia la Notizia), Oliviero Toscani e Gian Carlo Caselli.

Santo Stefano è un paese di circa 1.400 abitanti situato a 300 m di altezza in pieno Roero (provincia di Cuneo): il Roero è un’area geografica che confina con il Monferrato astigiano, la Langa cuneese e le pianure del basso torinese. Una regione più selvaggia e variegata della bassa Langa e in cui oltre alle vigne c’è una presenza boschiva importante. I suoi vini più caratteristici sono un grande Nebbiolo e il famoso Arneis che qui ha la sua patria.

Vedere riuniti oltre trenta cagnini (bellissimi i Pagotti) per molte ore e non sentire neanche un latrato è qualcosa di meraviglioso. Bestiole educatissime, rispettose, affettuose verso i loro padroni: incredibile, un’esperienza emozionante.

Abbiamo concluso la giornata con un pranzo per 150 persone (25 euro) a dir poco sorprendente per la qualità del cibo e dei vini. Tra l’altro da memorare i cotechini con sancrau (crauti in piemontese) e uno bollito spettacolare. A cura del catering del ristorante Bellavista di Castellinaldo. Eccellenti i vini locali (Roero DOCG, gran Nebbiolo sempre).

Ristorante e Foresteria Conti Roero a Monticello d’Alba
Piazza San Ponzio, 3 – 12066 Monticello d’Alba (CN)
Tel. 0173 466626
Ho incontrato Monticello d’Alba e il suo prodigioso castello nella scorsa primavera: presentavamo Sulle Ali del Barolo, il libro di Gianni Gagliardo da me curato e illustrato. A leggerne i brani era Remo Girone, attore raffinato e persona di grande sensibilità. Fu a causa sua che conobbi Elisa, padrona di casa: Remo mi suggerì, con una certa insistenza, di lasciare uno dei miei quadri dipinti con il vino come omaggio alla contessa Elisa. Fu così insistente che, a malincuore lo confesso, dovetti cedere. Per la verità quel posto – oggi quelli “bravi” scrivono “location”…- mi piacque tanto per davvero: il castello, di proprietà dei conti del Roero fin dal XIV secolo, occupa una posizione panoramica di rara bellezza, con una vista da fare invidia a posti di Langa assai più mentovati e fa tanto bene l’amico Gianni Gagliardo a tenere in grande considerazione questo suo paesino di nascita.
In breve, di quel posto mi sono innamorato e con il passare del tempo ringrazio Gianni per avermi permesso di conoscerlo e Remo Girone per aver obbligatomi, quasi, a regalare un mio bel quadro alla contessa Elisa.
Che poi ho conosciuto meglio ed è persona che mi piace: per la semplicità d’approccio, per la sensibilità, la cultura e la rara discrezione.
Mi ero ripromesso di fare una visita con lo scopo di verificare l’opportunità di una mia mostra e di provare la cucina del ristorante, attiguo al castello, e già assai noto dai tempi in cui lo chef era Fulvio Siccardi (oggi a Milano, ristorante Da Noi) con la sua ovvia stella Michelin.
Oggi il ristorante è gestito dalla famiglia Arone: Gregorio, Loredana e il figlio Matteo, appena diplomato in cucina all’IPSAR G. Giolitti di Mondovì.
Per la verità è Loredana l’anima di questo ristorante: torinese, esperienze importanti (dalla Ciau del Tornavento alla irripetibile stagione con Siccardi in questo stesso locale), personalità spiccata, passione quasi debordante seppure con la proverbiale discrezione sabauda.
Il locale si trova sotto la foresteria (8 camere eleganti, discrete e accoglienti con vista mozzafiato) in una costruzione di epoca medievale restaurata con grande cura. Una cinquantina di coperti ben disposti dentro un ambiente che fa del calore e di una certa aria di familiarità le sue principali suggestioni.
Le proposte cucinarie sono di assoluta tradizione e territorio: le verdure arrivano per davvero dall’orto di famiglia e il resto è scelto con meticolosa cura da Loredana. Qui il cibo è saporoso, quasi contadino: siamo nel Roero e qui si viene innanzi tutto per “mangiare” bene ancor prima che “degustare”. E bene si mangia, a cominciare dagli antipasti: giardiniera fenomenale, acciughe di quelle che non ti scordi, peperoni con bagna caoda di rara delicatezza (senza snaturare l’essenza della bagna caoda); strepitosa la carne di Fassone e ottimo lo stinco di maiale come pure i classici bonet e panna cotta. Ci ho bevuto un eccellente Roero 2012 di Correggia.
Con una nota: avrei dovuto bere il mio diletto Nebbiolo San Ponzio di Gianni Gagliardo, vino formidabile che nasce a due passi da qui e questo sensazionale Nebbiolo a tutti consiglio; ebbene, non l’ho bevuto perché lo stesso giorno, a cena, sapevo che ne avrei esagerato…
Aperto a pranzo (con alcune limitazioni e proposte ad hoc per pasti leggeri) e cena, è un locale in cui si può essere più che soddisfatti con una spesa di 25/40 €: rapporto qualità-prezzo di assoluto rilievo.
Monticello è a pochi chilometri da Bra, in quel Roero che è forse più intrigante di una Langa che sta diventando troppo affollata, internazionale e un poco…stucchevole.
Suggerimento: fate una bella gita, magari in un fine settimana d’autunno, e visitate il castello (aperto sabato e domenica) provando il ristorante Conti Roero e sostando in una delle camere della foresteria. Sono certo: mi ringrazierete (ovvio: se appartenete a un certo tipo di persone “di buona volontà”…).
Ps: ho deciso che farò qui la mia mostra!
Incontri

Succede che un sabato freddo e piovoso di fine novembre certe persone s’incontrano, alcune non si conoscono di persona e altre vengono di lontano. S’incontrano e succede che tutti sembrano vecchi amici, di quelle amicizie che s’annidano fin nelle radici e paiono vecchie di secoli.

Arte, poesia, pittura e storia sono i soggetti delle chiacchiere, a volte lievi, a volte pesanti e profonde come antri scavati nella terra da millenni da tignosi sotterfugi della natura, del clima.

E, come sempre, è il vino referente medium di queste magiche coesioni.

Si comincia con un Kerner dell’Alto Adige in una storica piola del centro di Torino; si prosegue con una Ribolla Gialla friulana in uno dei bar più belli d’Italia. E poi si và giù, quasi in Langa ma ci fermiamo prima, nel più selvaggio Roero, a Praolormo: ristorante Re Carl. E qui una Barbera d’Alba 2007 (15%vol.) di Vincenzo Calorio scalda gli animi e avvicina più ancora uomini di buona volontà.

Si finisce, in gloria, a casa mia con un Barolo 2007 Vigna Rionda degli amici Anselma di Serralunga: cos’altro può esserci di meglio nella vita?

I nomi? Contano poco o punto…..

Una chicca: Arneis e Nebbiolo per un metodo classico

Si chiama Federico Signetti, è il responsabile della produzione della Luigi Bosca di Canelli. Diplomato all’Enologico di Alba nel 2000, dopo qualche anno di servizio presso la Contratto, da cinque anni lavora in Bosca. E’ uno dei pochi giovani che il remuage sa farlo manualmente e di spumanti se ne intende per davvero; oltretutto, con una passione notevole che sprizza da tutti i pori. In proprio lavora da vigneti di famiglia circa 15.000 bottiglie nel Roero: soprattutto Arneis e Nebbiolo. Ma la chicca, davvero sorprendente, è una produzione di 1.500 bottiglie non in vendita di un metodo classico prodotto con una cuvée di Arneis e Nebbiolo (vinificato in rosato) al 50%. E’ un vino che mi ha lasciato sbalordito: colore rosato tenue che vira verso il bronzo, perlage finissimo, naso con crosta di pane di grande evidenza e palato con spiccata acidità, grande sapidità e lunga eleganza che persiste in bocca e in gola: incredibile per uno spumante prodotto con uve che in genere non sono usate per  questa tipologia di prodotto. Purtroppo, non è in vendita, ma assicuro essere uno dei vini che in questo periodo mi ha sorpreso di più: al meglio, ovviamente!