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César Vallejo – El tungsteno

César Abraham Vallejo Mendoza nacque a Santiago de Chuco, sulle serre andine del Perù, il 16 marzo del 1892. Fu un autore peruviano, dichiaratamente schierato a sinistra. Ultimo di 11 figli, di famiglia poverissima, riuscì a laurearsi, dopo molte difficoltà di carattere economico, a Lima nel 1915. Lavorò nelle piantagioni di canna da zucchero e nelle miniere delle serre andine. Negli anni ’20 si trasferì in Europa, tra Madrid e Parigi, dove morì il 15 aprile del 1938 e fu il grande chef surrealista Luis Aragon a officiarne l’elogio funebre. La sua vita ebbe sempre, quasi come una dannazione, la caratteristica dell’invincibile difficoltà economica, pur avendo guadagnato grande stima negli ambienti letterari e politici e una certa notorietà internazionale. Numerosi furono i suoi viaggi, anche in URSS, dove ebbe modo di rafforzare le proprie intime convinzioni socialiste e marxiste.

Il romanzo breve El Tungsteno, pubblicato a Madrid nel 1931, è un’opera controversa: definita da alcuni opera a tesi predefinita, da altri lavoro di propaganda politica, da altri ancora romanzo di realismo socialista. Io lo lessi molti anni fa nella prima e, per quanto mi risulta finora, unica traduzione italiana, del 1976, nella collana di Cultura Politica di Savelli in Roma.

Il lavoro, un centinaio di pagine circa, è in realtà un romanzo breve di crudo realismo, scritto con una prosa semplice e diretta che racconta fatti accaduti attorno a una miniera, sulla serra andina, a capitale nordamericano, tra il 1916 e il 1917, circa.

Non sto a raccontare la trama, che in buona sostanza tratta di fatti drammatici sentiti mille volte sullo sfruttamento e la sopraffazione dei forti sui deboli: nella mia opinione questo romanzo breve, che è poi un insieme quasi scoordinato di tre o quattro racconti, addirittura indipendenti l’uno dall’altro, è un piccolo gioiello. Non solo, l’inarrivabile opera di Manuel Scorza non avrebbe visto la luce, due o tre decenni più tardi, senza questo precedente di sicuro riferimento.

La mia visione della storia di certo non marxista; la mia avversione al comunismo, maturata nel lontano agosto del 1968 a Rovale, in Sila, in casa del mio nonno stalinista; la mia conoscenza delle fonti della storia della conquista delle americhe, e, in questo caso, sapere che non esistono divisioni certe fra buoni e cattivi e fra torti e ragioni: tutto ciò mi permette di sentirmi recensore attendibile: è introvabile questo librino, però se a qualcuno interessa, e giuro che ne vale la pena, faccia di tutto per leggerlo. Sono disponibile a ogni confronto, com’è giusto.