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Bagni Lido, ovvero della semplicità che si fa virtù

Avevo chiesto all’amico Luigi Bellucci – Tigullio vino – alcuni suggerimenti sui locali migliori di Bordighera, avendo deciso di trascorrere da quelle parti la ricorrenza dei vent’anni di matrimonio con mia moglie Margherita. Luigi, molto gentile e disponibile come sempre, aveva provveduto a mandarmi via e-mail alcune dettagliate informazioni, nel merito delle quali (mi pare ovvio) non desidero entrare. Avevamo scelto di soggiornare in un gioiellino che è l’albergo Piccolo Lido (3 stelle, ma ne vale 4): grazioso, pulito, direttamente sul mare, poco costoso.

Per pranzo avevamo deciso con mia moglie di fare una prova dal suo vecchio compagno di liceo (lo scientifico Piero Gobetti, in origine 6° liceo, di Torino: prima nel lontano 1971) Paolo Bisoglio: proviamo come si mangia, è sul mare, è un tuo compagno, ci tratterà come si deve; se poi non ci troviamo bene, per la sera andiamo in uno dei ristoranti che ci ha consigliato Luigi.

Il posto è piccino (neanche 50 coperti), direttamente sul mare, arredato con semplicità ma carino. Mia moglie, senza farsi riconoscere, prende una nicoise; io provo con un filetto di tonno alla griglia: rischiosissimo, ma se va bene…Lo accompagno con un Pigato di Feola.

Ci va benissimo: l’insalata è come si deve – ma qui non c’erano grandi dubbi – e il tonno è fresco, non stopposo (lo avevo chiesto di cottura media, non fidandomi: avrei dovuto mangiarlo con una cottura più leggera, sarebbe stato ancora più buono). Il Pigato di Feola, pur non essendo eccezionale, mi è parso corretto, discreto, magari con profumi scarsi ma in bocca un buon vino con una discreta persistenza.

Fattasi finalmente riconoscere, bevuto un bicchiere di Rossese insieme (un Rossese corretto, anche questo, pur non eccezionale: Feola, enologo di origine campana, vinifica in Diano Marina e da quelli di Dolceacqua non è gran che considerato – pur sempre un foresto!), decidiamo che la sera torneremo a cenare dal vecchio compagno Paolo Bisoglio.

E ci troviamo benissimo; Paolo non è uno chef di quelli stellati/stellari, ma ha una grande dote: cucina in maniera semplice una materia prima di grande qualità. Indimenticabili i gamberoni rossi (rarissimi, provenienti da secche al largo di San Remo) crudi; una specie di tartare di ombrina con zucchine, sempre cruda e delle alici marinate, con ricetta rubata alla tradizione, presentate sopra una foglia di radicchio e accompagnate con capperi. Poi, un delizioso fritto di pesci di scoglio freschi, passato in olio (non esaurito!) di palma: fosse stato olio di oliva extravergine ligure sarebbe stato il massimo, comunque, un signor fritto difficile da provare altrove.

Ecco la dimostrazione che se la cucina è semplice, di tradizione; se la materia prima è come si deve, non bisogna armeggiare malamente con sifoni, azoto liquido e stramberie di moda che hanno la sola caratteristica di rovinare i sapori del cibo, quando è buono.

Siamo stati bene, accompagnati dal rumore del frangersi delle onde che è un ingrediente fondamentale quando si mangia pesce, checchè se ne dica.

Grazie Paolo e per certo mi prenderò la briga di consigliare il tuo Bagni Lido di Bordighera a chi se lo merita. (Per inciso, abbiamo pagato un conto assai conveniente, ma al di là del fatto che si era tra vecchi amici, i prezzi sono nella media per un locale non pretenzioso ma assai accogliente).

Beragna 2011, Rossese di Ka* Manciné

L1150361Avevo bevuto il Rossese Beragna 2011 oltre un anno fa, in bottiglia da 3/4 mesi. Vino che assai mi era piaciuto (vedi link qui sotto), insieme al suo fratello maggiore Galae, sempre della piccola cantina Ka*Manciné. Oggi, domenica 13 ottobre 2013, decido di aprire la bottiglia che avevo tenuto da parte (ne ho anche un’altra di Galae 2011 che spero d’invecchiare ancora per qualche mese) e l’occasione mi è fornita da un pranzo basato su pasta e sarde e tranci di tonnetto fresco alla griglia per i quali il Rossese mi pare un ottimo accompagnamento.

Importante, per i tranci di tonno alla griglia, che questi siano stati tenuti in vino bianco per qualche ora e che la cottura alla griglia sia curata con lo stesso metodo della fiorentina: tutto ciò affinché il tonno non diventi stopposo e immangiabile. Poi olio, sale e rosmarino tritato: una delizia (ideale un tonnetto fresco di non oltre un paio di chili).

Il Beragna 2011 mi ha confermato tutte le sue belle caratteristiche che avevo posto in evidenza nel mio articolo (pubblicato sia su Horeca Magazine, sia sul mio ultimo libro Di vino e d’altro ancora), con una sorpresa ulteriore: una nota fresca, erbacea che ricorda vagamente il Cabernet Sauvignon più tipico. Naturalmente assai più delicata. Il Rossese, quando è invecchiato di almeno 2/3 anni diventa per davvero un vino di notevole complessità in un contesto di peculiarità unica.

Nell’immagine qui accanto ho tenuto a comprendere un’ottimo olio ligure e il sale himalaiano che non manca mai sul mio tavolo.

https://www.vincenzoreda.it/kamancine-anteprima-articolo-rossese-per-horeca/

Ka* Manciné, Rossese di Dolceacqua su HoReCa