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Alessandro Barbesino, il Pallagrello e altro

Alessandro Barbesino, figlio del mio vecchio amico Claudio (è stato il mio presidente al GGI dell’Unione Industriali di Torino), si è appena laureato a Pollenzo con una tesi sulla valutazione sensoriale dei superalcolici (ne parlerò prossimamente). Nel ristorante che i suoi hanno da poco rilevato a Marina di Pietrasanta si occupa della sala e dei vini. Nei bei giorni che ho passato da loro -il ristorante si chiama Osteria casa del pescatore e ne tratto con dovizia in altri articoli – abbiamo bevuto una serie di ottimi vini (cito, fra gli altri, il Greco e il Fiano della della Masseria Frattasi di Benevento, il Soave Carugate, il Chianti Classico Badia Passignano 2003 Antinori, il Guido Alberto Tenuta San Guido 2003 lo champagne Drappier Brut Nature dosage zero e il Franciacorta Mosnel Brut). Tra tutti, la sorpresa è stato il Pallagrello Acquavigna 2008 di Selvanova: un bianco (il vitigno è anche a bacca rossa) tra i migliori che ho bevuto. Vino di alta gradazione (14° che non si sentono), con acidità spiccata, di non grandissimo naso ma con una persistenza incredibile e sentori floreali, di albicocca e di mandarino davvero particolari. E’ un vino che non fa la malolattica ma che viene tenuto sui lieviti fini (sur-lies, una raffinata tecnica francese) per qualche mese. Reduce da assaggi eccellenti dei Verdicchio top e di alcuni Timorasso super (Mariotto), devo dire che questo vecchio auotoctono casertano, prediletto dal Borbone re Ferdinando (mica scemo…), non ha nulla da invidiare ai migliori bianchi italiani.