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Conversazione con Franco Martinetti, al Cambio

Siccis omnia dura Deus proposuit”: «Dio (Bacco) rese difficile la vita agli astemi». Questo è uno dei rossi (Nebbiolo) che produce Franco Martinetti, torinese DOCG. E’ anche il verso oraziano – e ricordo Orazio essere il più grande tra i grandi come su questo sito già scritto – che Franco ha scelto per cappello al suo sito.

Poi occorre non dimenticare i suoi comandamenti fondamentali: «Le tre E: Espressività, Equilibrio, Eleganza». Sono le linee guida essenziali dei suoi vini. Con Franco ho chiacchierato come fosse un vecchio amico – ci siamo conosciuti oggi – per oltre due ore, custoditi e coccolati dalle deliziose scenografie del ristorante  Del Cambio: non è casuale che l’incontro sia stato incoraggiato da Enzo Di Lauro, sommelier discreto da molti anni dello storico locale. La conversazione è stata avviata e incoraggiata dal sontuoso “Quarantatre“, millesimo 2005: uno spumante brut – Pinot nero 55% e Chardonnay 45% dell’Oltrepò Pavese – metodo classico, con una struttura, un’eleganza, una persistenza per le quali posso dire essere tra il meglio degli italiani da me mai bevuti (personalmente, vini come questi non sono abbinabili e richiedono bevute solitarie, come i vini che volgarmente sono detti, parola che odio, da “meditazione”).

Il vino successivo, tra racconti e parole che i gentiluomini si fanno tra di loro e non possono essere riferiti altrui, è stato il Timorasso “Martin” 2008: anche qui siamo sulle vette dei bianchi italiani. Un vino con struttura, personalità e espressione del territorio che rimane non soltanto sul palato ma nelle suggestioni della memoria.

La continuazione della conversazione è stata delegata al “Montruc” 2007, sontuosa Barbera di Nizza Monferrato, troppo nota per essere ancora da me lodata (in ogni caso, le lodi non sono sprecate per questo rosso che racconta le sue Terre astigiane come pochi altri). E della chiusura, una conclusione che pareva non dovesse mai finire, si è incaricato il Barolo “Marasco” 2006: Serralunga per un vino che si è anche impadronito del posto che solitamente riservo a un single malt o a un ruhm di quelli che so io (parlo di Caolila, di Springbank…di Caroni). Dedicherò altre parole, più tecniche ai vini di Franco Martinetti; dedicherò magari qualche spazio a certi racconti. Terrò per me parole che i gentiluomini si dicono tra loro e mai diranno altrui: non sarebbe da gentiluomini, i quali non amano fare pettegolezzi, sparlare e dir male di altri uomini. E’ soltanto riserbo e un certo pudore (parola desueta che non è blasfema….).