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Degustazioni all’Enoteca Regionale di Jesi sabato 22 ottobre 2011

Sabato 22 ottobre è stata una giornata che definire intensa è per davvero peccare di ottimismo: concluso il convegno Verdicchio 2.0 e consumato un’ottimo buffet – di cui ho ampiamente scritto – presso la sede dell’azienda Casalfarneto, ci siamo spostati nel centro di Jesi, presso l’Enoteca Regionale. Un posto che ben conosco perché, grazie a Giancarlo Rossi dell’Assivip, vi avevo tenuto una personale dei miei quadri nel 2003.

Guidati dal signor Verdicchio – Alberto Mazzoni – che ci ha tenuto un’introduzione assai interessante in cui ha illustrato le caratteristiche dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini che egli dirige, abbiamo avuto il piacere e l’onere di compiere una serie di assaggi di grande interesse di alcuni tra i migliori vini marchigiani e, trattando di bianchi, si può tranquillamente parlare di eccellenza almeno nazionale.

Prima però di addentrarmi nell’ambito meramente tecnico della degustazione, devo spendere due parole sull’Istituto diretto da Mazzoni. Sono rimasto colpito dal fatto che questo Ente, che rappresenta circa un migliaio di aziende vitivinicole , ha saputo coinvolgere oltre a soggetti pubblici come la Provincia e la Camera di Commercio di Ancona anche due realtà particolari, ma di fondamentale importanza per il territorio, come il Consorzio delle Grotte di Frasassi e la Sogenus che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti di 13 comuni direttamente interessati alle attività vitivinicole: i rappresentanti di queste quattro società siedono nel consiglio di amministrazione dell’IMTV, oggi presieduto dal dr. Gianfranco Garofoli. Mazzoni ci ha illustrato, inoltre, le linee strategiche che porteranno a investire in comunicazione importanti risorse finanziarie nei prossimi anni, con l’obiettivo dichiarato di imporre i brand MARCHE e VERDICCHIO soprattutto sul mercato italiano.

Insieme a Giorgio Dell’Orefice, Luigi Bellucci, Franco Ziliani, Monica Pisciella, Andrea Petrini e Stefania Zolotti, sotto la discreta regia di Alberto abbiamo avuto modo di assaggiare e valutare una ventina di vini delle migliori etichette marchigiane, per la maggior parte Castelli di Jesi Verdicchio DOCG e  Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC (è importante la differente denominazione), ma anche 3 etichette di Verdicchio di Matelica DOC, 2 Lacrima di Morro d’Alba DOC e 4 Rosso Conero riserva DOCG.

Premesso che non ho trovato nessuno dei vini bevuti meno che buono, e su questa valutazione posso dire che siamo stati tutti d’accordo, segnalo le mie preferenze, senza stilare una classifica né addentrarmi in particolari.

Tra i Verdicchio DOC, il Santa Maria D’Arco 2009 di Ceci, il Tralivio 2010 di Sartarelli, lo Stefano Antonucci 2009 di Santa Barbara e i due fuoriclasse: Villa Bucci Riserva 2008 e Il Coroncino 2004 di Fattoria Coroncino.

Ovviamente, tra i Verdicchio di Matelica, il mio preferito Cambrugiano 2008 di Belisario.

Straordinario il Guardengo 2010, Lacrima di Morro D’alba di Lucchetti, forse il meglio (con il Rùbico di Marotti Campi) mai bevuto in questa tipologia.

La sorpresa finale l’ha fornita (a tutti) il Grosso Agontano Riserva 2006, Rosso Cònero DOCG di Garofoli: un rosso di classe superiore.

Da sottolineare l’incredibile rapporto prezzo/qualità di questi vini, oltre alla loro propensione all’invecchiamento (soprattutto i bianchi): con 10/15 euro si può bere una bottiglia ai vertici italiani. Semplicemente incredibile.

La giornata si è conclusa con una cena nello splendido Fortino Napoleonico, a Portonovo, ospiti della famiglia Togni. Ho avuto modo di apprezzare almeno un paio di piatti sorprendenti innaffiati dai vini di Casalfarneto.

Giornata piacevolissima ma per davvero faticosa!

Verdicchio 2.0, immagini

Alcune belle immagini riprese dalla mia amica Stefania Zolotti. Essendo io un esteta, sono abbastanza consapevole di non essere una bellezza (direi che sono abbastanza bruttarello, per essere generosi…) e perciò non amo vedere immagini che mi ritraggono: queste però sono assai generose nei miei confronti e dunque le pubblico. Eppoi, mi fa gran piacere essere ritratto con lo sfondo di una botte, in cantina. Nella collettiva spiccano (da sinistra) Alberto Mazzoni, Franco Ziliani e, alla mia sinistra, il caro Luigi Bellucci, persona deliziosa. Aggiungo anche l’articolo del Messaggero di domenica 23 che mi cita per primo, fra cotanto parterre.

VINO A DOPPIO SENSO di Stefania Zolotti

Incontro Stefania in un tardo pomeriggio terso e secco in piazza delle Muse, nel centro storico di Ancona: un aperitivo all’ombra rassicurante di un dehors per scambiare quattro chiacchiere sul suo libro, sorseggiando uno dei molti e buoni Verdicchio dei Castelli di Jesi di questa opulenta, discreta, e pur sempre sorprendente, provincia italiana.

Stefania ha gli occhi verdi, chiari, sinceri: sguardo che osserva e si fa osservare senza imbarazzi e privo di orpelli inutili. E’ una donna, ahinoi rara, di quelle che sanno mettere l’interlocutorea proprio agio.

Doveva essere solo un aperitivo e invece si è piacevolmente prolungato in una cena a base di paccheri, stoccafisso e patate che più tradizionale non avrebbe potuto essere; gradevolmente impregnata di un Lacrima di Morro all’altezza della situazione.Com’è mio solito, la prendo alla larga. Stefania Zolotti è una trentenne che cerca di capire i rapporti e gli uomini anche attraverso le belle metafore del vino.

Ha studiato e lavorato tra Bolzano e Milano, per ritornare a occuparsi di comunicazione in ambito pubblico nella sua Ancona.

L’idea del libro è sbocciata, improvvisa, durante una visita a Cupramontana, terra di ottimo Verdicchio di Colonnara e Bonci: era lì con una sua amica e venne fulminata da questo progetto. Un libro che raccontasse con leggerezza e ironia cose di vino, metaforizzando vicende di uomini e donne.

Il lavoro, concepito nell’autunno del 2005, fu presentato al Vinitaly del 2006 per i tipi dell’editore Gabrio Marinelli di Falconara Marittima.

E’ un oggetto che richiede una sorta di maneggio: si legge in un verso per uomini e vini rossi, e nel verso opposto per donne e vini bianchi; ovviamente, il libro presenta due copertine opposte e simmetriche.

Di formato quadrato e bella carta uso-mano, impostato su due colonne e stampato con un leggero carattere bastone, è illustrato da numerose vignette di genere umoristico disegnate da N. Orliani.

La grafica è assai curata: i numeri delle pagine sono inscritti dentro un piccolo calice!

La prefazione è di Bruno Gambacorta e lo sviluppo del progetto si articola su tre sezioni, sia per la parte dedicata agli uomini, sia per quella dedicata alle donne: “Neologismi/Enologismi”, i ritratti/interviste dei personaggi – tutti più o meno marchigiani – introdotti da una sorta di simpatica scheda sinottica e, infine, “Matrimoni a tavola”, sezione in cui Giuseppe Cristini e Alberto Mazzoni presentano i principali disciplinari dei vini, rossi e bianchi, delle Marche.

Nella prima sezione la metafora passa dall’uomo passito (il perfetto) all’uomo novello (la primizia), dall’uomo da invecchiamento (il fedele) all’uomo da fuori pasto (l’amante). Per le donne, scritte da Leonardo Cemak, le scelte passano da quella astringente (la brontolona) a quella appassita (la rugosa), dalla donna cuvée (la perfetta) alla donna perlage (la brillante).

I ritratti degli uomini sono 17: si passa da Tonino Carino a Neri Marcorè, da Riz Ortolani a Adolfo Guzzini. Le interviste femminili sono 14: tra le altre, Valentina Vezzali, Rosanna Vaudetti, Katina Ranieri e Natasha Stefanenko.

La scrittura di Stefania è incisiva, sintetica, capace di attingere a immagini anche ardue ma sempre in tema col personaggio: ne escono ritratti che paiono illustrazioni tracciate con linee secche di china, stemperate comunque nell’ironia e nella leggerezza.

Ho avuto l’impressione, leggendo il libro, che Stefania abbia un talento ancora tutto da esplorare.

Di seguito, cito a esempio alcuni brani tratti dall’intervista a Moreno Cedroni, il grande chef della Madonnina del pescatore di Senigallia.

“Ad un velocista della fantasia come lui piace senz’altro giocare. Libere associazioni di idee cesellate col vino. Per ogni tipologia di donna un calice da abbinare. La ventenne inesperta ma curiosa, una donna che si affaccia alle prime esperienze.

Deve assaggiare la vita ma senza bruciare le tappe. Così anche il vino. Non le darei nulla di troppo importante, sarebbe sprecato. Ed un barrique non sarebbe certo capito. Le servono profumi fragranti, note acide e dolci al tempo stesso così da sperimentare ogni possibilità a piccoli sorsi. Sicuramente un Gewurztraminer. Poi la trentenne single, un lavoro precario, la finta ambizione di carriera che cela il desiderio di famiglia. Lei ha già fatto un percorso, ha già avuto esperienze. Nello scegliere un vino adatto conta molto la sua incertezza, la sua precarietà. Il vino troppo costoso la manderebbe in crisi e magari non se lo gusterebbe neanche. Scelgo allora un Brachetto, con note fiorite. Piacevolmente dolce e piacevolmente frizzante. Vorrei inebriarla con il profumo della rosa, aiutarla per un po’ a non pensare troppo ai suoi problemi. Scalpita la quarantenne alla ricerca del tempo perduto. Consigliare una quarantenne malmaritata sembra persino troppo facile, proviamo con la quarantenne delusa che ha invece voglia di provare a vivere davvero. Per lei assolutamente banditi acidità e tannini, è già inasprita di suo. Le serve sicuramente il dolce, molto più che alla trentenne. Ha bisogno di un vino avvolgente, direi un passito. Trovato: Passito di Sauvignon vendemmia tardiva.

Infine la cinquantenne. Il desiderio di un ritorno alla giovinezza, la consapevolezza di un bivio da cui riprendere un percorso. Con lei non ho dubbi, vuole effervescenza. Ha bisogno di sana freschezza, di bollicine, di euforia. Champagne rosée.

Magia del gioco quando aiuta a decifrare la vita.

Magia della vita quando la si beve giocando.”

Un libro da consigliare senza riserve. Sono circa 300 pagine per 14,50 €.

Vincenzo Reda

Torino 20 luglio 2008

Ps: per giocare….(appendice da una e-mail del 14 luglio 2008)

SEGNI PARTICOLARI

Segno zodiacale: bilancia ascendente gemelli, Mercurio, Venere e Saturno in scorpione.
Segno zodiacale con maggiore affinità: toro e capricorno
Scaramantico: moltissimo, ma a modo mio
Colore per sé: un colore singolo non dice nulla, amo particolari accostamenti di colore
Colore preferito su una donna: come sopra
Numero portafortuna: sono ossessionato dai numeri
Pregio: la sensibilità
Difetto: il bisogno sempre e comunque di armonia
Arma di conquista: sono un affabulatore non logorroico
Elemento in comune con il vino: la complessità
Elemento in comune tra il vino e le donne: la capacità di ebbrezza

SUL VINO

Bianco o rosso: mi piacciono tutti
Fermo o frizzante: fermo, ma in certi pomeriggi o sere d’estate, i frizzanti: dio li vuole
Fresco o a temperatura ambiente: sempre un pelo meno freddo di quanto è consigliato
Con che vino conquisterebbe: mia moglie è astemia
Con che vino si farebbe conquistare: un grande Bourgogne o uno Chateau d’Yquem 1967 ( ma basterebbe un ’99)
Luogo d’acquisto abituale: direttamente dai produttori o in enoteca
Il ricordo di un’ubriacatura: tantissimi, ma sono ormai annosi
Uomo e donna celebri con cui vorrebbe bere: donna per bere, Fernanda Pivano (tante altre mi attraggono, ma non penserei certo a bere); uomo, Francesco Cossiga/Umberto Eco.

SULLE DONNE

Pregio: l’immaginazione
Difetto: l’acidità
Qualità cui non potrebbe mai rinunciare: la femminilità
Qualcosa da invidiare: l’essere madre, ma anche l’inarrivabile, per l’uomo, intensità dell’orgasmo.

SUL SENSO

Quello preferito: l’udito
Quello che sintetizza la Sua idea di donna: il gusto

SUL DOPPIO SENSO

La donna è un doppio senso? La donna è un multisenso.

 


Rotolando verso Sud: alla riscoperta dei nostri sapori con Gianni Leopardi

Ristorante Li Jalatuùmene: mitico incontro trai due miei chef preferiti, Giovanni e Gegè

Questo viaggio con Gianni incontro ai colori ai profumi ai sapori alle emozioni del nostro Sud era stato programmato da un pezzo: erano quasi trent’anni che Gianni non viaggiava nelle terre generose del meridione d’Italia.

La scusa era quella di ricuperare un oggetto prezioso affidato 25 anni prima, in San Francisco, a Antonio Ruggeri, un lucano emigrato in California e divenuto buon imprenditore nel campo della ristorazione: la tremenda crisi che sta devastando gli Stati Uniti (e la California sta peggio degli altri stati) ha fatto decidere Antonio di chiudere il suo ristorante Il Rustico, in Sausalito, per tornare ai tranquilli ritmi di Calvello, un paesino delizioso situato a quasi 800 mt. di quota, a sud di Potenza, circondato da boschi e montagne.

Ci siamo fermati prima sul Gargano e Gianni ha potuto assaggiare le delizie del mare di Mattinatella ai tavoli che sono lambiti dalle onde del ristorante Da Tonino dove Colomba cucina come sua madre soltanto “roba” fresca che Tonino pesca ogni giorno; abbiamo avuto la fortuna di mangiare la sera un polipo che era incappato nella mia fiocina al mattino. Poi siamo saliti a Monte S. Angelo dal mio amico Gegè Mangano: il trionfo del territorio per una cucina di tradizione pastorizia.

In Basilicata ci siamo fermati a Rionero in Vulture, ristorante La Pergola (che consiglio vivamente) e siamo andati a oltre 1000 mt. di quota, sopra Calvello, per mangiare deliziosi porcini appena raccolti.

Durante il viaggio di ritorno, non ho potuto impedire a Gianni di provare la grande cucina marchigiana del pesce e delle olive ascolane: la mia amica Stefania ci ha tenuto compagnia al ristorante La Moretta, nel centro storico medievale di Ancona.

12 marzo 2010, Vino in Mercedes: Ancona, Delta Motors

L’Artista felice sull’auto preferita, oggi…

I miei quadri testimonial della Mercedes


La serata del 12 marzo scorso, presso la concessionaria Mercedes Delta Motors, è stata voluta dal Direttore Generale Jean Pierre Sabbatini, parigino, da tre anni alla guida di questa che è una delle più grandi strutture distributive della Casa Tedesca in Italia.

Alla presenza di un pubblico selezionato di clienti Stefania Zolotti, mia amica carissima, ha presentato il volume – da me censito su questo sito – “Vino a doppio senso”. Io, per parte mia, ho parlato della mia ricerca incentrata sul vino: i 18 quadri che ho messo in mostra sono stati esposti tra i modelli prestigiosi che arredano, protagonisti di bellezza tecnologica, gli ampi saloni della concessionaria. Per la la realizzazione dell’evento è stato fondamentale Francesco Greco, vecchio amico anconetano, giornalista televisivo e direttore del periodico “Il Gazzettino della pesca”, legato alla più vecchia fiera del settore in Italia. Ringrazio anche Barbara e la sua assistente e, ovviamente, la sempre brava e affidabile Stefania.

Di cibo e vini che hanno deliziato la serata scrivo in un altro articolo.

I quadri resteranno in mostra almeno 15/20 giorni.

www.delta-motors.it

Vinitaly: incontri
Ancona, 12 marzo 2010: mostra dei miei lavori con Stefania Zolotti

I Lavori per la mostra di Ancona “Colori da bere”

Dopo circa tre settimane di lavoro, ecco i risultati con i vini delle cantine marchigiane Belisario (Verdicchio di Matelica) e Marotti Campi (Lacrima di Morro D’Alba). Sono i lavori preparati per la mostra che si terrà all’enoteca Enopolis: “Colori da bere”, con inaugurazione il 10 di ottobre prossimo. Stefania Zolotti sta curando tutta l’organizzazione, insieme a Peppe (proprietario della splendida enoteca situata nel centro di Ancona in un palazzo storico del XVII secolo). Sono molto soddisfatto del mio lavoro, credo infatti di aver realizzato almeno due pezzi straordinari. Salute.

Belisario, Verdicchio di Matelica

IMG_7897“…Amiamo il vino con grande passione e siamo grandi amanti delle passioni…”. Questa è la frase in calce nella prima pagina della bella brochure di Belisario. Quando lasciai a Stefania Zolotti la scelta della cantina con cui dipingere i quadri che saranno esposti da Peppe a Enopolis, non pensavo scegliesse un Verdicchio di Matelica.

Chi mi conosce sa la mia viscerale passione per il Verdicchio, ma soprattutto quello dei Castelli di Jesi che abita zone in cui l’Adriatico fa sentire la sua forte presenza che ci regala i Balciana, i Tralivio, i Podium, i Coroncino, le Riserva Bucci, ecc. A Matelica invece è il fiume Esino che rappresenta l’acqua in una valle con microclima continentale, affatto diverso da quello del classico Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Conoscevo bene assai il Cambrugiano, una riserva spettacolosa per l’acidità, per quei sentori e gusti unici che si definiscono minerali. Avevo visitato la cantina lo scorso anno a maggio e avevo avuto l’occasione di conoscere Roberto Potentini, direttore e enologo di questa azienda nata nel 1971 che oggi possiede 300 ha di vigneti: è la più grande produttrice di Verdicchio di Matelica.

La sorpresa sono stati il Meridia e i Vigneti Belisario, il primo del 2006 con spiccata acidità, grande naso e una persistenza di quelle che piacciono a me; il secondo, vino definibile biologico, è del 2008, più giovane e più semplice, ma sempre sorprendente, equilibrato e pulito: questi sono tutti vini di grande corpo che possono benissimo essere bevuti con carni anche rosse e addirittura come vini da fine pasto, a mo’ di digestivi.

IMG_7900Com’è ovvio mi sono divertito a bere questi vini con calma e in giorni successivi: le mie non sono degustazioni, io il vino lo devo capire, lo devo interpretare, mi deve assediare, conquistare, invadere, pervadere.

E poi lo stendo sulla carta e a dipingere, con i miei suggerimenti, ci pensa il vino stesso, baciando e penetrando la carta; con un bianco puro, senza altri pigmenti, non avevo mai dipinto. Ci fu una bella esperienza con i passiti di Pantelleria, ma quelli hanno degli antociani ben più carichi. Con questi sto provando delle sensazioni nuove, delle delicatezze che sono assai più femminili, delle sfumature che i rossi non possono avere.

Mi pare che il lavoro stia venendo bene per davvero, in attesa del Lacrima di Morro che Stefania mi ha promesso di una cantina che non conosco.

Ne riparlerò a tempo debito, per ora mi sto godendo questo Verdicchio di Matelica che mi riempie di soddisfazione.

Salute.

Enopolis, Ancona 29 aprile 2009

Nel magnifico centro storico di Ancona, nel ventre medievale di Palazzo Jona, dentro la placenta di mattoni pieni che proteggono i giusti con lo spessore dei secoli, con la complicità dello sguardo chiaro di Stefania e del suo essere di Luna, con l’assenso di amici preziosi si è consumato il rito della presentazione del mio libro in Ancona. Ancona è uno dei miei posti, Enopolis e Peppe lo sono diventati nell’occasione più opportuna. Bevendo Passerina, che è un bel bere e beneaugurante per giunta: per chi apprezza, nei modi dovuti, la Passerina.

Ritornerò da Peppe a Enopolis a Palazzo Jona dagli amici preziosi. Là dove c’è un pezzo piccolo e importante del mio cuore. E qualcosa di più grande del mio stomaco.

La Storia è una linea che s’annoda e s’ingarbuglia in apparenza: poi all’improvviso, come per incanto, tutto ridiventa per qualche momento lineare e comprensibile, logico addirittura. Allunai in Ancona nel ’96 per la prima edizione di Parco Produce e andai a mangiare, appena arrivato in città, in un posto che m’ispirava: Sot’aj archi. Ero con il mio giovane assistente Ilio e mi mandava in missione Sergio Musumeci per Oasis di Aosta, magnifica rivista di natura per cui lavoravo come consulente. Ho presentato il mio libro in Ancona subito dopo la presentazione in Aosta, nella brasserie La Cave, in pieno centro, situata dentro un cortile in cui, dirimpetto, c’è il locale che ospitava la prima, piccola tipografia rilevata da Musumeci per cominciare il suo cammino di stampatore e editore di qualità.

Anche stavolta sono stato a mangiare  (al) Sot’aj archi: il vecchio proprietario non è più, ma la moglie continua nello stesso segno. Ho mangiato un sontuoso piatto di spaghetti alle vongole e poi alcune polpose cicale sbollentate e condite con olio e prezzemolo. Ho accompagnato il tutto con una intera, da solo, bottiglia di Coroncino 2007: mangiare e bere da soli, divagando con sé stessi, se si è capaci e contenti di farlo, è una coccola speciale. Ogni tanto.