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Dolci tradizionali calabresi

Crustuli, turdilli, pitte ‘nfigliate, ficu crucette: sono tutti dolci tradizionali abbastanza tipici del sud che cambiano nome a seconda delle zone: struffoli e cartellate sono i più diffusi. Sono dolci a base di farina, uova e miele con ripieni di marmellata, frutta secca e pinoli.

Di antichissima origine, forse greca: rappresentano le tradizioni dolciarie delle feste natalizie.

Più tipiche calabresi sono le pitte, ovvero strisce di pasta sfoglia arrotolate in tondo e ripiene di marmellata e/0 di frutta secca. Altra specialità peculiare calabrese è costituita dai fichi secchi e, in questo caso, ripieni di noci; si chiamano ficu crucette e sono 4 fichi secchi, aperti a metà, ripieni di noci e composti in croce: semplicemente deliziosi ed erano anni che non li mangiavo.

Tutti questi dolci, torrone di mandorle caramellate compreso, mi arrivano da Cirò, dalla mia adorata cugina Fortunata. Soltanto le cartellate – crustuli, nel dialetto silano – sono state preparate a Torino da mia moglie, torinese che ha imparato a cucinare assai bene alcuni di questi dolci tradizionali calabresi.

Quest’anno li ho gustati bevendoci insieme un vino particolarissimo di De Conciliis (Cilento): si chiama Misterioso, omaggio del mio amico Matteo, La Tana del Re.

In bottiglia da 500 cc. è un vino di cui non so nulla, la zona è quella dell’Aglianico cilentano, ma il vino è senza dubbio un uvaggio spremuto da frutti raccolti tardivamente, 14% vol. Non è più vecchio di un paio d’anni e presenta sentori tipici di un vino bio o bio-dinamico con acidità spiccata, molto secco, bei tannini e un colore rubino di particolare intensità. Un accompagnamento direi azzeccato. Mi riprometto di indagare meglio questo Misterioso: viste le circostanze, nome quanto mai appropriato!

Pranzo e vini di Natale 2010

Le tradizioni nel nostro pranzo di Natale e, importante, i vini che narrano terre d’Italia: Alto Adige, Piemonte, Toscana e Sicilia. Mia moglie Margherita, cuoca eccellente (ispirata da un marito come me che è un grande rompiballe, mai soddisfatto e dunque donna paziente e comprensiva, oltre che cuoca scrupolosa…) ha preparato un paté di fegatini di pollo (dove burro e brandy sono ingredienti fondamentali) con gelatina delicata, insalata di mare con olive nere, sedano e patate, prosciutto toscano e capocollo al peperoncino calabrese come antipasti accompagnati da un Alto Adige Valle Isarco Kerner dell’Abbazia di Novacella del 2009.

Agnolottini con carne di manzo al sugo d’arrosto, accompagnati con la Barbera Superiore del Monferrato Perlydia 2004, Cantine Valpane dell’amico Pietro Arditi.

Arrosto di cinghiale, marinato con vino bianco (delicatissimo, proprio per questa piccola accortezza) e contorno di passato di mele, patatine dolci e cipolline stufate per dare una ragion d’essere al Rennina 2004 di Pieve di Santa Restituta dell’amico Angelo Gaja.

La Malvasia delle Lipari di Carlo Hauner 2007 (sublime, pur con qualche difetto su cui si potrebbe discutere a vanvera, bevendola di gusto) ha accompagnato i tradizionali struffoli calabresi, i datteri freschi, i licis, la frutta secca, le palline di castagne di gloriosa tradizione della famiglia Canavesio (una tradizione torinese: pasta di castagne bollite, impastata con burro e rhum – Pampero –  ricoperte di cacao semplicemente deliziose).

Che magnifica goduria a unificare, nel segno del 2011 e del 150° anniversario della nascita della nostra Patria, territori italiani tanto lontani e tanto diversi eppur compagni prima che fratelli.