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Casa Format

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Di Igor Macchia, Giovanni Grasso, Alessandro Gioda e Stefano Malvardi mi sono più volte occupato e tanto ne ho scritto su questo sito; i link qui sopra aprono alcuni articoli in cui ho raccontato le persone, le figure professionali e la filosofia di ristorazione a cui sono devoti. Come tutti i cuochi di cui parlo, sono diventati quasi degli amici, amici di cui mi fido, che apprezzo e che coinvolgo nelle mie performance d’autore che scrive di cibo, di bevande, di preparazioni culinarie, dell’arte dell’accoglienza e della capacità di soddisfare le esigenze dei clienti sapendole trasformare in piacere. Dunque, mi gratifica presentare la loro nuova idea/impresa appena nata all’ombra della Palazzina di Caccia di Stupinigi (simbolo che Vittorio Amedeo II volle edificare come simbolo del passaggio da Gran Ducato a Regno di Sardegna nella prima metà del XVIII secolo). Sono stato di recente a gustarne gli ambienti, le atmosfere e la cucina: una conferma con la piacevole aggiunta di una filosofia che propone salse e intingoli stimolanti a insaporire e rendere peculiari le proposte culinarie frutto di talento e grande esperienza. Ovvio che suggerisco a chi mi segue di conoscere e frequentare Casa Format (non più di 25′ di auto dal centro di Torino).

Di seguito un estratto del comunicato stampa che illustra al meglio l’intero progetto.

OSPITALITA’ E CUCINA RESPONSABILE

La Natura è equilibrio. La Natura ha i suoi tempi. La Natura è bellezza e unicità.  La Natura non spreca. La Natura accoglie.

Casa Format è il progetto di Ristorazione e Ospitalità responsabile, creato da un’idea del Ristorante La Credenza e che ha preso vita da pochi giorni a Orbassano, alle porte di Torino e a un passo dalla splendida Palazzina di Caccia di Stupinigi e dal suo  parco naturale.

Ospitalità, accoglienza, qualità del cibo, un ambiente in armonia con il luogo che lo circonda e con le persone che lo vivono.

La coltivazione diretta dell’orto di 2000 mq. Offre tutte le verdure utilizzate in cucina, seguendo la stagionalità. Non chiedete i pomodori o le zucchine a dicembre!

Il ciclo delle stagioni e il raccolto dettano la composizione del menù di Casa Format che cambierà seguendo il ritmo della natura. Lo Chef Stefano Malvardi e il suo staff si occupano anche di produrre salse, conserve e verdure sott’olio e sotto aceto con i prodotti appena colti, per portare sulla tavola del ristorante sapori sani e genuini.

Gli ingredienti utilizzati in cucina, quando non sono autoprodotti, provengono esclusivamente da fornitori del territorio selezionati, che condividono la passione e l’impegno per la sostenibilità ambientale di Casa Format. Sempre e inderogabilmente nel segno dell’eccellenza.

Il progetto è dell’Architetto Carlo Colombo: cinque camere dove soggiornare, il ristorante dalle ampie e luminosissime vetrate, una sala per eventi che accoglie fino a 120 persone. Ogni spazio di Casa Format è irripetibile, arredato con oggetti unici di design scelti dalle collezioni di Poliform e Lago, eccellenze indiscusse nel campo dell’arredamento.

Con la consulenza di Format Progetti Abitativi, tutti gli ambienti di Casa Format sono stati studiati per rappresentare un punto di riferimento per chi lavora nel settore del design. Anche la sala ristorante, diretta dal giovane ed esperto Alessandro Gioda, rispecchia il connubio tra bellezza e unicità, richiamando colori e materiali che si ispirano gli elementi naturali: terra, aria, acqua… gli arredi e i complementi sono stati ideati e realizzati da artigiani di eccellenza, attenti all’ambiente e alla creazione di oggetti che sposino perfettamente lo spirito di questo luogo.

La cucina è a vista: la preparazione dei piatti diventa così un’ulteriore occasione per vivere un’esperienza di familiarità e sostenibilità.

Casa Format è a impatto e spreco zero.

Un edificio prefabbricato realizzato interamente in legno, completamente coibentato, costruito in “classe A” con Certificazione Casa Clima, posizionato per sfruttare al massimo – nell’arco della giornata –  l’energia solare: tutto è stato studiato nei minimi dettagli e particolari per consentire a questa struttura di “vivere di energia propria”.

L’elettricità viene prodotta grazie al sistema fotovoltaico e dai pannelli solari; gli impianti di depurazione e riciclo delle acque abbattono gli sprechi idrici (una grande cisterna raccoglie l’acqua piovana che viene utilizzata per irrigare l’orto), l’illuminazione naturale garantita dalle vetrate ampie durante il giorno e dalle tecnologie più avanzate di illuminotecnica a Led, il sincronismo gestito in domotica di tutti gli apparecchi e gli strumenti della cucina, rendono Casa Format del tutto autosufficiente e parlano di utilizzo razionale delle risorse, amore e cura per l’ambiente, per le persone e per il futuro del nostro pianeta.

Casa Format è il luogo in cui sentirsi a casa. Tutto è stato pensato e realizzato a misura della persona e del corretto rapporto con la natura, sempre in armonia tra loro. L’intera struttura è accessibile ai disabili: dalle stanze, al ristorante, all’area eventi, all’orto luogo nel quale verranno organizzati, nella bella stagione, cene e aperitivi, per un’esperienza di contatto con la terra ed i suoi frutti davvero globale.

Il progetto della casa Ristorante, con il quale si può riassumere – senza peraltro sperare di riuscire a raccontare tutto – questa nuova e grande avventura, nasce dall’idea e dal bagaglio di esperienza e competenza de “La Credenza”, il ristorante stellato di San Maurizio Canavese (TO).

www.casaformat.it

Fecebook: casa format

 

 

Stupinigi

La mia sterminata Biblioteca custodisce il più bel libro, forse, mai pubblicato sulla Palazzina di caccia di Stupinigi. Me lo regalò Sergio Maranini negli anni Novanta, egli era allora Direttore Generale o Amministratore Delegato della Tipografia Torinese che il volume, curato da Luigi Mallè, aveva pubblicato nel 1981.

E’ un bel cartonato in 4° con sopracopertina e interni in carta patinata opaca di almeno 135 gr. e di oltre 516 pagine; è introdotto da un saggio bellissimo di Luigi Firpo – oggi troppo trascurato -che traccia un profilo indimenticabile di Re Vittorio Amedeo II, uno dei pochi Savoia di grande statura politica. Ne cito le prime righe.

“L’11 aprile 1729 l’assenso regio pose in esecuzione il progetto elaborato da Filippo Juvarra per l’erezione di un padiglione di caccia nella piana di Supinigi. L’opera d’arte vagheggiata dall’artista poteva così tradursi, nel fervore del cantiere sonante, in maniera corposa destinata a durare nel tempo, accampata nello spazio coi suoi volumi mossi, le superfici scandite dalla luce e dall’ombra, i ritmi delle partiture, la concretezza viva della realtà.

Ma la genialità felice dell’artista cinquantenne, che da tre lustri ormai, con inventiva e operosità prodigiose, stava mutando il volto della capitale sabauda, appare ancora una volta come lo strumento duttile di una volontà che, nell’esaltarla, la impiega con determinazione metodica per scopi di cui l’arte è puro mezzo, quasi le tocchi esprimere col suo linguaggio affascinante non soltanto le intuizioni della bellezza, ma i sillogismi della ragion di Stato.

Per questo, prima di entrare nell’atmosfera sottile e incantata della Palazzina, prima di decifrare ogni sua suggestione e allusione, credo si debba fermare un momento il pensiero su chi la volle, cioè sulla ragione profonda del suo esistere, là e così deliberatamente, quale proiezione di una decisione personale, meditata e assoluta. Quando ne approvò l’esecuzione, Vittorio Amedeo II, primo re della sua Casa, aveva sessantatré anni e da cinquantaquattro cingeva la corona, ricco ancora di indomite energie morali, ma prostrato nel fisico, stanco, disamorato. Era nato a Torino il 14 maggio 1666, da Carlo Emanuele II e da Maria Giovanna Battista di Nemours; di complessione gracilissima, più volte dato per spacciato dei medici, che lo assistevano con premure oppressive e sottili pozioni, si irrobustì poi con la vita semplice, l’esercizio fisico e le cure sode di un tal Pecchio, medico di Lanzo, che prescrisse l’abbandono di tutte le medicine e una dieta intensiva di pan grissino. Fanciullo indocile, testardo, capriccioso, fu allevato dal padre a suon di frusta e crebbe con modi ruvidi, spinto da una innata violenza di impulsi, che presto ebbe a dissimulare e a  reprimere in interno furore. A nove anni la morte prematura del duca lo fece erede della corona, ma sotto la pesante tutela della madre ambiziosa e frivola. Unico suo interesse genuino la vita militare, le parate, le ordinanze, gli esercizi; ha già un suo reggimento e ne è orgogliosissimo; l’incisione di Antonio De Pienne del 1675 lo ritrae appunto fanciullo esile, in vesti pompose, in sella al gran cavallo da parata impennato, di fronte alla mole dell’Accademia militare che suo padre aveva istituito e sulla quale egli avrebbe vegliato con vigili cure.

[…] Il 10 aprile 1732 il vecchio sovrano, per suo desiderio, venne trasferito in lettiga a Moncalieri: percorrendo le placide strade alberate fra Dora e Sangone avrà forse scorto in lontananza le strutture ormai delineate della Palazzina, nella quale non avrebbe mai messo piede. Era ridotto a una larva, che si trastullava con giochi puerili, bamboleggiando, senza più lasciare il letto.

Morì la sera del 31 ottobre…”.

Stupinigi, 25 settembre 2010: “Strade Reali e Vini dei Re”

https://www.vincenzoreda.it/il-cari-vino-raro-delle-colline-torinesi/

Stupinigi: Wow! prime immagini di un successo