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Angelo Gaja: Fare sistema

Ricevo da Angelo Gaja e volentieri pubblico.

FARE SISTEMA

In riferimento all’articolo pubblicato sulla rivista tedesca DER FEINSCHMECKER, dei primi dieci vini classificati, sui 93 SUPERTUSCAN degustati, otto provengono dalla MAREMMA, di cui cinque dall’area di BOLGHERI. Il riconoscimento attribuito dai degustatori ai primi dieci vini classificati si estende così anche alla Denominazione ed al territorio. In nessun altro comparto come in quello del vino il patrimonio comune delle Denominazioni ed i marchi individuali camminano uniti.

I produttori che con la propria azione ed a proprio rischio contribuiscono ad attivare la domanda dei vini aziendali nelle diverse fasce di prezzo e sui diversi mercati non ne traggono vantaggio esclusivo, ma creano le premesse affinché altri produttori della medesima Denominazione, che lo vogliano e lo sappiano fare, possano trarne beneficio. E’ questo il vero motore di costruzione della domanda, il sistema più efficace in vigore allora ed oggi, affidato all’iniziativa ed ai mezzi economici dei produttori, a costo zero per la collettività.

Ad esso si affianca il FARE SISTEMA, FARE SQUADRA di oggi, che vede saltuariamente i produttori promuovere i loro vini unitamente a quelli dei loro colleghi, spesso e volentieri godendo anche del sostegno di denaro pubblico.

L’articolo 17 del D.L. 61/2010 attribuisce ai Consorzi fra produttori il compito della Tutela, Vigilanza e Promozione della Denominazione. Ai fini della costruzione della domanda svolgono la stessa funzione sia i vini di una Denominazione venduti in Germania al supermercato ALDI (giusto per fare un esempio) a basso prezzo, che quelli rari che spuntano prezzi iperbolici alle aste. Qual è il compito della Vigilanza? Operare affinché i produttori dei vini delle varie Denominazioni rispettino i disciplinari sia per volume di produzione che per caratteristiche qualitative.

La Promozione andrebbe curata dai Consorzi principalmente a livello locale, ispirando progetti a favore del territorio atti ad avviare un’azione integrata con le associazioni che intendono valorizzare la gastronomia, il turismo del vino, i beni culturali ed il paesaggio; avviando iniziative atte a far crescere la professionalità dei

soggetti coinvolti; organizzando incontri tra produttori artigianali di dimensioni piccole e medie (e dei produttori di maggiori dimensioni che intendono parteciparvi) con i buyers.

In presenza di fondi pubblici a favore della promozione sui mercati esteri è preferibile che i Consorzi sappiano rinunciarvi, avviando invece azioni idonee a spronare/istruire i piccoli produttori ad utilizzarli creando reti di impresa. L’obiettivo è quello di preservare nei Consorzi una struttura snella, evitando sovraccarichi di burocrazia e di personale che potrebbe un giorno diventare esuberante quando di denaro pubblico per la promozione non ne arriverà più.

Angelo Gaja

20 febbraio 2013

Di seguito, l’esito della degustazione pubblicata sul numero 3/marzo 2013 di DER FEINSCHMECKER

DER FEINSCHMECKER_20.2.13

Accompagnamenti eretici….

Ho chiuso le feste di fine 2012 e inizio 2013 con uno di quegli accompagnamenti, i più dicono abbinamenti, come piacciono a me: un po’ eretici.

Da eresiarca dell’alimentazione, mi sono permesso di bere un ottimo Camarcanda 2008 di Gaja con deliziosi gnocchetti al ragout di pesce.

Il Camarcanda è un Bolgheri Rosso che arriva dall’estate sito in Castagneto Carducci: 50% Merlot, 40% Cabernet Sauvignon e 10% Cabernet Franc per 14,5% vol. Bel colore rubino intenso, raffinata interpretazione territoriale del classico uvaggio bordolese: quel che si definisce un vino di gusto internazionale, un Supertuscan (l’orrendo neologismo mi procura sempre crampi allo stomaco…). Ora io non amo in particolare questa tipologia di vini, pur se in gioventù, giovane manager nei funesti e scialacquosi anni Ottanta, ero assai gratificato di accompagnare le mie cene d’affari con Tignanello e Sassicaia, in Italia. E a Parigi mi deliziavo, con il mio concessionario francese Renzo, di andar per Chateaux: Petrus, Margaux, Mouton Rothschild….

Oggi preferisco Barolo e Barbaresco, in Italia. Pinot Noir in Francia: sarà la maturità, mah.

Anyway, m’è tutt’altro che spiaciuto gustare i miei gnocchetti con il Camarcanda di Gaja: sempre grande vino, ci mancherebbe. E l’ho bevuto in un delizioso calice degli anni Cinquanta di cristallo povero molato a mano.

E con questo ho chiuso le miei delizie sensoriali quest’anno. Da oggi un bel periodo di dialettica distanza da vini e cibi di ogni tipo: periodo sabbatico per  riappropriarsi del corpo e del gusto dell’assenza. E poi…ricominciare, con calma.