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Torino Altrui 2

To altruiConoscete Torino? Ecco una città secondo il mio cuore. Anzi la sola. Tranquilla, quasi solenne. Terra classica per gli occhi e per i piedi. […] Qui tutto è costruito con liberalità ed ampiezza, specialmente le piazze, così anche nel cuore della città si ha un senso superbo di libertà.

Friedrich Nietzsche, 14 aprile 1888

 

Torino mia, ti debbo riconoscenza. Tu ospitavi sull’orlo del precipizio il povero Nietzsche. Ospitavi Gobineau, Kossuth ed altri degni. Sorridevi e li seducevi. […]

Io ti voglio bene […]

In te vidi il sole della felicità: in te l’anima mia ha pianto e sofferto. Tu mi riconciliasti con il mondo e con la vita…

Kurt Seidel, 1905

 

Queste vie senza marciapiedi, pavimentate a grandi lastre, sono palcoscenici di teatro […]

La lunga abitudine alle passioni ha determinato lo scenario […]

Le mie vecchie facciate di via Garibaldi, di via Po, di piazza Vittorio Veneto non sono belle, ma si sente che dietro a loro ci si può permettere di drammatizzare se si vuole. Ed è una sensazione piacevole. Dico fra me che è abbastanza strano incontrare qui Shakespeare a ogni passo. Già ieri sera avevo visto certe soglie, certe porte, certe viuzze, certi portici che recitavano la commedia, e persino il Riccardo III. Eppure è soltanto Torino, è la Torino di cui non si parla mai.

Jean Giono, 1951

 

E ora addio caro lettore, e grazie dell’ospitalità. Ti confesso che, entrando in casa tua, ero molto imbarazzato. Ma mi bastò poco per accorgermi che di questo imbarazzo voi soffrite quasi quanto coloro a cui lo incutete. Esentatemi da una dichiarazione di amore perché a gente come voi è difficile farne. Ma in questo pudore mi sento vostro pari e vostro complice […]

Mi dicevano che ci avrei sofferto il freddo. Ci ho trovato, sotto una coltre di silenzio, il caldo.

Indro Montanelli, 1974

 

 

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Torino Altrui

«[…] Ma i torinesi sono anche lenti, pesanti, riflessivi, ragioniereschi, alieni dai gesti e dalle astrazioni, religiosi ma in modo strettamente privato, privo di teatralità, resistenti alle opinioni altrui, avari di consensi e, se provano ammirazione, portati a tenerla per sé piuttosto che a manifestarla in applausi; gli unici italiani forse che possiedano più opinioni che idee, in un Paese come il nostro, nel quale le idee sono molte ma le opinioni rade. Il loro piatto prediletto è il bollito, altrettanto ricco di carni ma più magro dell’emiliano; piatto padano che i francesi disprezzano, il più rustico e insieme il più raffinato dei cibi, vero cibo da critici, giacché la sua stessa sincerità non gli consente di fingere la perfezione, lo colloca su cento gradi, che il palato fine distingue, di riuscita diversa. Dalla padanità siamo respinti Torinoancora al francesismo, al rococò, alla cipria. Alcuni piemontesi, famosi per le opinioni inflessibili, l’intransigenza, la coerenza morale, con nomea di ispidi, di intrattabili, di irascibili, uomini magri, segaligni, hanno vezzi, moine, sorrisetti, rossori, ritrosie, stravaganza da monaca e da damina. Dappertutto l’accostamento del buon bollito casalingo col cappuccio di panna spolverata di cioccolata. Il carattere ibrido (mai falso!), si riflette nell’aspetto della città, le dà una speciale attrattiva di scatola cinese che nessun’altra città italiana possiede.».

Sono preziose parole scritte da Guido Piovene nel 1963 (Viaggio in Italia, Mondadori – Milano 1963), raccolte, tra tante altre, nel volume Torino Altrui, curato da Giovanni Arpino e Roberto Antonetto e pubblicato – fuori commercio – dalla Famija Turineisa su licenza di Daniela Piazza Editore nel 1990. E’ un volume di circa 250 pagine, assai mal curato dal punto di vista redazionale (moltissimi i refusi) ma che riporta alcune testimonianze di viaggiatori, scrittori, uomini illustri sulla città di Torino, dal 1280 a oggi. Alcune di queste citazioni sono per davvero sorpendenti: Rosseau, Casanova, Goldoni, Mozart, De Sade, Stendhal, Flaubert, Dumas, Tolstoi. C’è uno scritto di Indro Montanelli memorabile, così come i reportage di Dino Buzzati e Orio Vergani (tragedia di Superga del 1949). Ho scelto questo pezzo di Piovene perché lo trovo straordinario nella sua originalità.