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10 anni di VINIBUONI d’Italia

Ho conosciuto Mario Busso nel 2009 e da quell’anno seguo la guida dei Vinibuoni d’Italia, pubblicata da Touring Editore. Mario la concepì 10 anni fa e da allora, con la collaborazione di Luigi Cremona e dell’Onav, ne cura la ralizzazione. Mi piacque immediatamente la scelta di valutare soltanto vini spremuti da vitigni autoctoni (non era una opzione semplice nel 2004…) e soltanto cantine che accolgono il pubblico: significa rinunciare a priori a parlare di produttori e di vini assai assai famosi…

Vini Buoni 2013E’ una guida di quelle serie, di quelle che non obbedisce a particolari interessi, più o meno evidenti, più o meno nascosti. In occasione di questo anniversario (la prima decade di pubblicazione), tratta di 1080 aziende e valuta oltre 4.000 vini di circa 25.000 esaminati. I top sono indicati dalla corona (e ce ne sono tanti dei miei, cito a caso: Balciana di Sartarelli, Dolcetto di Gagliardo, Cacc’è Mitte de La Marchesa….) e le indicazioni fornite sono quelle importanti: valutazione, tipologia, vitigno e uvaggio, millesimo, fascia di prezzo. Inoltre, fornisce preziose indicazioni sul produttore: bio, biodinamico, impegno ecosostenibile, ospitalità e visite, vendita in cantina.

Assai interessante la sezione dedicata agli spumanti – sia metodo classico, sia Martinotti  (qui mi stupisce la mancanza di un produttore come Colonnara e del suo Ubaldo Rossi). Altrettanto interessanti le sezioni dedicate all’Istria e alla Slovenia.

Organizzata per regioni, è a mio parere una guida onesta e affidabile in cui trovo quasi sempre valutazioni che mi vedono concorde.

Sono oltre 750 pagine, rilegate con un cartonato a copertina plastificata per un prezzo onesto di 22,00 €.

www.vinibuoni.it

https://www.vincenzoreda.it/collaborazione-con-la-guida-vini-buoni-ditalia/

Collio, Ronco dei Tassi

Ho conosciuto Enrico Coser durante la gustazione tenutasi alla Maison ai Nove Merli di Piossasco, complice l’amico Mario Busso della guida Vini d’Italia, edita dal Touring Club Editore. Certo, il Collio è uno dei territori italiani (ma la regione si estende con maggiore superficie in Slovenia) più vocati quando si tratta di vini: sono circa 1.500 ettari vitati di una decina di comuni in provincia di Gorizia. Un territorio che respira le brezze dell’Adriatico distante pochi chilometri, protetto a nord dalle Alpi Giulie; sono basse colline di origine eocenica che nostro signore Bacco (o chi per lui) ha creato ad hoc per ospitare vigne da cui si spremono sublimi vini bianchi, molti dei quali di origine autoctona. Il Consorzio del Collio fu creato nel lontano 1964 e, dal 2010, si è fuso con il Carso. Le aziende che occupano quest’angolo nord-est dei confini italiani sono svariate decine e molte di queste sono assai note e tutte di eccellente qualità. Non conoscevo Ronco dei Tassi, dunque per me è stata una lieta sorpresa.

L’azienda è nata nel 1989, quando Fabio e Daniela Coser acquistarono un podere a Cormons, paese situato nel cuore del Collio. Oggi si estende su 25 ettari di cui 18 vitati e produce circa 110.000 bottiglie, con un export che vale il 60%. La conduzione è rimasta a carattere familiare con i giovani figli Enrico e Matteo che curano rispettivamente la produzione e la parte gestionale e commerciale.

Durante la cena ero rimasto colpito soprattutto dal Friulano 2009 e dal Fosarin 2011, mentre la Ribolla Gialla 2010 e il Picolit 2008 mi erano parsi vini corretti, di buona qualità ma nulla di eccezionale. Lo stesso rosso – un uvaggio bordolese – il Cjarandon 2007, senza dubbio un buon vino ma non certo memorabile. Sia il Friulano, sia il Fosarin – Pinot Bianco 45%, Friulano 35% e Malvasia Istriana 20% – vengono spremuti da vigne vecchie almeno di 40 anni, con esemplari che raggiungono il secolo: si sente. Sono vini di gradazione alcolica importante ma non fastidiosamente aggressiva, con note al naso e al palato di particolare tipicità varietale e di lunga persistenza. Enrico mi ha ricordato che lavorano con lieviti selezionati e la vinificazione avviene in acciaio. I sesti d’impianto sono di 4/5.000 piante per ettaro, tenute a guyot. Per ognuna delle due etichette producono più o meno  14/15.000 bottiglie con prezzi a scaffale intorno ai 13/14 euro. Enrico Coser mi ha fatto dono di alcune bottiglie di Malvasia Istriana, Pinot Bianco, Sauvignon e Fosarin – 2011 e in bottiglia soltanto da un paio di settimane – da valutare con calma e tranquillità a casa mia. Il Fosarin, gustato senza le distrazioni di una cena importante, mi ha confermato tutto ciò che avevo apprezzato durante la serata alla Maison ai Nove Merli: un gran bianco dalla personalità importante e dalle caratteristiche abbastanza uniche. Di ottima qualità anche il Pinot Grigio – 13,5% vol., 32.000 bottiglie da vigne di 15 anni per un vino che è quello che dev’essere: davvero tipico della varietà – e il  Sauvignon, anch’esso immediatamente riconoscibile per 18.000 bottiglie da vigne giovani.

Ma la sorpresa è stata la Malvasia Istriana. Ne fanno soltanto 3.000 bottiglie spremute da una vignolina di mezzo ettaro, vecchia di oltre 60 anni; hanno cominciato a produrla dal 2004. E’ un vino per certo straordinario: di colore giallo tenue, al naso è delicatamente floreale ma al palato dona delle sensazioni di mandorla amara che sono uniche e che persistono, in bocca e in gola, assai a lungo. L’alcol, 14,5% vol., non è per nulla aggressivo: questo è senza dubbio uno dei migliori bianchi che ho bevuto negli ultimi tempi.

(Sul sito dell’Azienda si trova tutto ciò che serve, comprese le schede tecniche dei vini di cui ho scritto sopra).

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