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José Saramago

“…Perché siamo diventati ciechi, Non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione, Vuoi che ti dica cosa penso, Parla, Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono.

La moglie del medico si alzò e andò alla finestra. Guardò giù, guardò la strada coperta di spazzatura, guardò le persone che gridavano e cantavano. Poi alzò il capo verso il cielo e vide tutto bianco, E’ arrivato il mio turno, pensò. La paura le fece abbassare immediatamente gli occhi.

La città era ancora lì.”

Così termina Cecità – uno dei capolavori, pubblicato nel 1995, di José Saramago.

Se n’è andato a 87 anni, pareva stesse bene: credo se ne sia andato incontro al suo laico nulla con serenità. Lo scoprii per caso, come sempre mi succede, un paio d’anni dopo il Nobel: io non sono uno che bada ai premi e non ho particolare attrazione verso la letteratura di lingua portoghese – fatto salvo il brasiliano Joao Guimaraes Rosa, di cui consiglio Grande Sertao e Miguilin. Comprai due libri che m’incuriosivano: Manuale di pittura e calligrafia e Una terra chiamata Alentejo. Li lessi in un amen e poi continuai con L’anno della morte di Ricardo Reis, Storia dell’assedio di Lisbona e L’isola sconosciuta: tutti libri di altissimo valore. I tre di cui riproduco le copie delle copertine sono per conto mio capolavori assoluti (forse personalmente preferisco  Memoriale del convento).

La vita di Saramago è la storia di un uomo libero, lucido, laico e fuori di ogni schema. Einaudi – oggi purtroppo il Principe Giulio non c’è più – ha smesso di pubblicare i suoi libri perché Saramago si è permesso di definire Berlusconi un delinquente; con altrettanta coerenza La Chiesa invita il suo popolo a non leggere uno scrittore laico e comunista; alla stessa stregua lo Stato di Israele lo considera un antisemita perché si permise di definire crimini gli atti inconsulti perpetrati ai danni del popolo palestinese. Ce n’è abbastanza per consigliare a ogni spirito libero di leggere i libri di José Saramago.

Io non posso che essere rattristato per la scomparsa di un Grande e augurargli di scorazzare leggero tra le ignote prateria del suo Nulla.