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Bar Trattoria Roma – Cortandone (AT)

Capita che una coppia di vecchi amici decida di festeggiare un’importante giorno della propria vita. Capita che questi amici abitino in un piccolo paese nel Monferrato astigiano e che decidano di invitare le persone che ritengono per loro importanti, tutte insieme, in un certo ristorante di un certo paesino mai sentito nominare prima. Allora ci si mette in auto in una giornata di fine inverno che quasi pare di primavera. Si percorrono una cinquantina di chilometri, partendo dal centro di Torino, superando la collina torinese e gettandosi giù verso Chieri e Castelnuovo Don Bosco, circondati da boschi, vigne e terreni brulli e pelati, in questa stagione di confine. Da Castelnuovo si va verso Asti e si giunge in un quasi non-posto che si chiama Cortandone: quanti abitanti? Per certo, pochini. Sulla sinistra, in un largo spiazzo apparentemente anonimo che dovrebbe chiamarsi piazza Sant’Antonio Abate, al numero 2 (ma importa proprio il numero?), giace un basso edificio di ben scarso valore estetico. Penso tra me e me: che dio ce la mandi buona! Arrivano gli amici, pochi per volta, e ci si mette a tavola in un grande salone poco più che decoroso, anche se pulito e ordinato. Vado a dare un’occhiata alle bottiglie di vino esposte e noto con piacere vini e etichette non banali. Alle pareti alcune opere, incredibile, di ottima fattura: alcune davvero interessanti (!). E cominciamo con vini e antipasti: mi aspetto i soliti piatti più o meno banali, tipici di queste zone. E vengo clamorosamente smentito da magnifiche sarde in saor che qui non sai come possano esistere. E sono eccellenti. Come eccellente è un Verduzzo, bianco della casa e una buona Barbera d’Asti, sempre della casa. Arrivano altri piatti a base di pesce ben preparati, poi un più che accettabile risotto e si conclude con un fritto di pesce certo non banale. Allora comincio a informarmi e mi viene presentato Giorgio: emigrato da Rovigo…E poi la moglie: Liliana, astigiana, cuoca e grande narratrice di barzellette (sempre sporche) con presenze anche in qualche trasmissione televisiva. Sono famosi per la bagna caoda, per il fritto misto alla piemontese e per il bollito: vengono qui clienti da molte parti anche lontane per assaporare questi piatti di tradizione, non semplici da trovare quando li si pretende cucinati per bene. Informati della mia professione, mi fanno arrivare in tavola una bottiglia anonima di vino rosso. La sfida è quella di individuare da parte mia che tipo di vino contiene. Ci azzecco al primo colpo, ed è una sorpresa assai gradevole: Clinto! Restano colpiti e mi fanno portare una strepitosa anguilla cucinata in carpione come raramente m’è toccato di assaporare. Ecco: questa è la nostra Provincia, quella che a volte ti stupisce con queste faccende….Grazie a Roberto e Patrizia (la festeggiata)!

Bar Trattoria Roma – Piazza Sant’Antonio Abate, 2 – Cortandone (AT) – 0141 669813  388 8981839 chius. mercoledì

Vini friulani ospiti al Ristorante del Circolo dei Lettori

Premesso che sedere ai tavoli del Ristorante del Circolo dei Lettori (Via Bogino, 9 a Torino) è per me sempre un piacere innanzi tutto estetico; che lo chef è il mio amico Stefano Fanti, non abbastanza stimato per quanto vale; che il luogo è non lontanissimo da casa mia e quindi per raggiungerlo mi faccio sempre una gradevole passeggiata. Fatte queste debite premesse, mi occorre precisare che il ristorante – dopo Il Cambio, è senza dubbio il più bello di Torino – è uno scrigno riposto dentro il glorioso Palazzo Graneri della Roccia, costruito verso la fine del XVII secolo dall’architetto Gianfrancesco Baroncelli. L’atrio e lo scalone sono di Guarino Guarini. Questo edificio ospitò il 7 settembre 1706 la festa indetta da Vittorio Amedeo II per salutare la fine dell’assedio della Città da parte dei francesi (durante il quale si ebbe il celebre atto eroico dell’artigliere Pietro Micca).E’ diventato la sede del Circolo dei Lettori dal 2006.

Avevo ricevuto tempo addietro un invito da parte di Mario Busso della guida Vini buoni d’Italia (Touring Club Editore), la cui edizione del 2010 fu illustrata con alcuni miei lavori. Mario è una persona competente e onesta che realizza una delle pochissime guide – che oltretutto tratta soltanto di vini autoctoni – degne di essere prese in considerazione. E poi tutto sommato di vini friulani mi sono sempre occupato poco, anche se uno dei racconti del mio libro Più o meno di vino (Il topino di via del Babuino) tratta proprio di una bottiglia di Schioppettino. Ho accettato l’invito con entusiasmo, conoscendo Mario, apprezzando la cucina di Stefano, e amando il fascino del posto. E’ stata una serata assai gradevole: oltre a tutte le piacevolezze di cui sopra ho parlato, ho avuto modo di conoscere due produttori friulani di grande qualità, comunque peculiari. Sebbene di caratteristiche assai differenti – una piccola realtà dalla qualità eccelsa e una cantina di dimensioni medio-grandi con prodotti comunque eccellenti – ho scoperto vini davvero interessanti, di cui tratterò nel dettaglio in altri articoli destinati sia al mensile HoReCa, sia a questo sito. Cito comunque il Friulano 2010 e il sensazionale Schioppettino di Prepotto 2008 di Denis Pizzulin, la Ribolla Gialla 2010, il Picolit 2009 e il Verduzzo 2009 di Terre Rosazza. La serata è stata organizzata dall‘Ersa del Friuli Venezia Giulia, con la presenza della D.ssa Giovanna Barbieri; occorre, in conclusione, precisare che i vini appartengono alla Doc Colli Orientali del Friuli.

www.pizzulin.com                                       www.terrerosazza.com                                        www.vinibuoni.it