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Wiliam, venditore ambulante di poesia

Si chiama Wiliam Farnesi, è brasiliano. Una persona dolcissima, da una decina d’anni in Italia, con un passato importante legato al cinema.

Oggi vende poesie, sotto i portici di via Po, a Torino. Lo si può incontrare dopo le 22, sul lato destro della via (guardando la collina), in prossimità della piazza Vittorio Veneto: i lungomari torinesi che sono solito frequentare io, alla ricerca di persone interessanti e con l’aria salsa del mare che mi riempie le narici.

Se passate da quelle parti, di sera, comprate per pochi centesimi una poesia di Wiliam: i soldi investiti nella poesia sono sempre ben spesi.

Cibo a Km zero, convegno Vas al Blah Blah di Torino

Mentre martedì 31 gennaio infuriava la tempesta su Torino (vedi fotografia di Via Po alle 17.30), siamo riusciti, con qualche defezione dovuta al tempo (Fredo Valla che sta sui bricchi), a dar via a un convegno di discreto interesse. Al solito moderato da Antonella Frontani e introdotto dall’ideatore dr. Giorgio Diaferia, abbiamo discusso con Maria Caramelli e  Francesco Antonioli di varie argomantazioni legate ai temi del mediometraggio in B/n (molto bello e ricco di atmosfere) di Fredo Valla e al cibo, con tutte quelle implicazioni che mi stanno a cuore (stagionalità, buon senso, Homo animale onnivoro – né carnivoro, né vegetariano – ecc.).

Incontro a La Tana del Re

Martedì 1 novembre ho conosciuto Jian Wu, imprenditore di Shanghai innamorato dei vini, della cucina e dell’arte italiana. E’ stato l’artista russo Andrey Tamarchenko a presentarmelo e in compagnia di Davide e Alessandra, che curano gli interessi di Mr. Wu in Italia, abbiamo passato una serata indimenticabile con l’ottima cucina cilentana che al solito Matteo e i suoi propongono, bevendo il Timorasso di Claudio Mariotto e una bottiglia di Lacrima di Morro d’Alba Rosae, molto apprezzata, di CasalFarneto che mi ero portata appresso. Bere, mangiare e chiacchierare di arte e di vino tra i miei quadri, in questo interrato secentesco sotto via Po, mi fa sempre assai piacere. Ancor più quando la compagnia è di questo calibro.

Bruno De Conciliis e i suoi vini a La Tana del Re

Aglianico di grande qualità, annate 2004 e 2005, presentato da un vignaiolo cilentino (siamo nella bassa provincia di Salerno, vicini alle ciclopiche mura greche di Paestum) appassionato di Jazz che chiama Naima il suo Aglianico, in onore di John Coltrane. E Ra, ricordando Sun Ra, un sublime passito di Aglianico che poter bere è stata un’emozione che poche volte capita nella vita: ne fa, quando l’annata lo permette – non sempre – circa 200 litri…pura lirica del vino. Il Selim (anagramma al contrario di Miles, il grande Davis per intendersi) ha aperto le danze: bollicine di particolare acidità, secche assai, per una cuvée di Aglianico, Fiano e Barbera vinificata in bianco e trattata con il metodo Martinotti. Vini accompagnati da cibi preparati con materia prima cilentana con citazione obbligata per i salumi eccellenti e la carne di bufala.

Il tutto in un locale ricavato da cantine di fine seicento sotto il primo isolato, lato sinistro (quello nobile, guardando al Fiume) di Via Po, a dieci metri dal Teatro Regio: un posto caldo, accogliente e aperto fino a tardi, apposta per sfatare il mito che in Torino è impossibile cenare dopo le 22!

Provate la cucina del Cilento e la ottima cantina: si spende una cifra corretta, si mangia e si beve bene, si è trattati con cura e gentilezza. Mica poco! E poi, dove lo trovate un iraniano, Amid, che lavora con uno chef di Cava dei Tirreni?

Ah, dimenticavo: dite che vi mando io.

La Gran Madre e via Po, giochi di luce con la Leica

Sono questi scatti effettuati con una Leica digitale impostata manualmente e non manipolati con photoshop. Tarda sera in piazza Vittorio Veneto per restituire un’immagine di versa delle luci della via Po e di quella chiesa – simbolo della restaurazione e circondata da falsi aloni misterici – che di là dal Fiume sorveglia la Città e scambia occhiate d’intesa con il culo medievale di Palazzo Madama che chiude via Po.

Herman Melville a Torino

Alle cinque e mezzo preso il treno per Torino. Son capitato con un greco di Cefalonia (suddito iglese). Arrivato a Torino alle nove di sera. Avventura con l’omnibus, facchini e Hotel de l’Europe. […] 10 aprile, venerdì – Pioggia a dirotto. Prima colazione al caffè (un salone ottagonale dorato) in via Po. Passeggiata sotto le grandi arcate. Veduto il paesaggio fino alla collina. Visitata la galleria […] Piazza Castello, dov’è l’albergo, è nel centro di Torino. Un complesso antico e interessante con vari fronti fronti e una grottesca mescolanza di varie architetture. Torino è più regolare di Filadelfia. Le case son tutte d’un taglio, d’un colore, della stessa altezza. La città sembra tutta costruita da un solo imprenditore e pagata da un solo capitalista. Singolare l’effetto di starsene sotto gli archi del Castello osservando all’ingiù la vista di Via di Grossa fino al Monte Rosa e alle sue nevi. – Son riuscito a coglierlo non oscurato dalle nubi la mattina presto quando lascia Torino. I viali che girano attorno alla città. Molti caffè, alcuni belli. Lavoratori e donne di modesta condizione che prendono la loro frugale colazione nei bei caffè. Loro decoro, così differente dalla classe corrispondente di casa nostra. A sera è venuto sereno. Sono andato di nuovo giù al Po. Me ne sono stato sui gradini della chiesa. A letto presto. 11 aprile, sabato. – Tempo sereno. In piedi presto per vedere il Monte Rosa dalla strada. L’ho visto. Fatta colazione a base di cioccolata (Torino è famosa per la cioccolata) sulla banchina del Po. Alle dieci preso il treno per Genova, più di cento miglia.

Herman Melville nacque e morì a New York (1 agosto 1819 – 28 settembre 18919. Pochi sanno che il suo capolavoro, Moby Dick fu pubblicato a Londra per i tipi di Bentley – con il titolo The Whale – nel 1851 e soltanto verso la fine dello stesso anno uscirà a New York con il titolo oggi famoso.

Melville è uno dei miei autori preferiti e di cui ho letto quasi tutto. I brani qui sopra riprodotti sono tratti da un librino pubblicato nel 1991  dalla Biblioteca del Vascello di Roma – l’originale, a cura di Guido Botta, fu publicato dalla Princeton University Press nel 1955. Il viaggio in Europa, suo secondo, comincia l’11 ottobre del 1856 quando salpa da New York diretto a Glasgow. Incontra a Liverpool Hawthorne, allora console americano. Dopo essere andato in Palestina, effettua il suo personale Grand Tour in Italia, arrivando a Messina il venerdì 13 febbraio 1857. rimarrà in Italia fino al 15 aprile dello stesso anno, quando, partendo da Arona, si recherà in Svizzera. In quei due mesi visita Sicilia, Calabria, Napoli, Roma, Pisa e Firenze, Bologna, Ferrara, Padova, Venezia, Milano, Novara, Torino e Genova.