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Sul Lungomare di Torino – All’Ombra del vino

Il libro si può acquistare ( 15 € + spese di spedizione e pagamento Pay Pal) contattandomi al mio indirizzo email: redavincenzo@libero.it

Questo è l’incipit del mio romanzo, appena uscito;

«QUEI TRE
Non so che viso avesse, neppure come si chiamava.
A dire il vero non si era presentato: era apparso, s’era materializzato di tra le nebbie di un mio qualche sogno e, senza sapere né come né perché, avevo immaginato il suo nome: Marlow; era del tutto evidente che quel nome non fosse il suo: un nome venuto a galla per caso, forse il primo che mi era venuto in mente. 
Marlow!».

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E così finisce, dopo 199 pp. complicate:
«IO, finalmente io, riguadagnai il tavolino sotto i portici barocchi della grande piazza e, come al solito, dove finivano le dita della mia mano destra cominciava inevitabilmente lo stelo di un calice, ancora una volta pieno, per compiere il suo dovere di ristoratrice piacevolezza.
E mi sentivo un po’ così…
quasi triste, come i fiori e l’erba
di scarpata ferroviaria.
Il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere
che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere».

Michelangelo Massano, recensione “Sul Lungomare di Torino”

20200701_170658-2La struttura del libro è inusuale, molto originale. Il linguaggio e il periodare sono semplici e la narrativa scorre, fluida, con un dialogare intermittente e riflessioni essenziali.
La complessità iniziale della trama sorprende e poi avvolge e coinvolge nel viaggio “Sul Lungomare di Torino”.

Fa da guida Gilda, antica tartaruga marina, in un mare creato apposta, per la sua surreale presenza, nella curiosa copertina del libro, che ne coglie l’anima. Il viaggio comincia, fra poveri casolari di pietra, vicino ai pini dei verdi altipiani calabri, ove è nato Gregorio, che, ancora bambino, si trasferisce al Nord. Porta con sé, con bella raffigurazione creativa, un baule “preparato con un letto di aghi di pino, foglie secche di granoturco, qualche riccio aperto di castagna, zaffate di muschio, funghi freschi e una chitarra che sembrava una scopa”.

Approda in un cortile di periferia della grande città.
Confortano il suo iniziale disagio due Parrucchetti, che presto muoiono, con disperazione del bimbo.
Rimane, ben custodito, il baule, con il suo carico prezioso di profumi di bosco. Sono le sue radici.
Scorrono veloci i richiami agli anni di scuola e, in parallelo, alle lunghe partite a calcio con altri ragazzi venuti dal Sud, sui campi dell’oratorio o, negli spazi vuoti, attorno al vecchio “Comunale”. Anche i padri di quei ragazzi alla domenica si radunano a giocare a carte e “smadonnare” nel loro aspro dialetto, mentre stanno trasformandosi in “operai inurbati”.
Finiscono gli anni ’60. Il tram numero 10 porta al Liceo un ragazzino che ha un irrefrenabile desiderio di nuove esperienze.

Termina gli studi quando già lavora in un cantiere edile, ove si mescolano i dialetti del Sud, con quelli della prima migrazione veneta.
Affina la sua sensibilità artistica sentendo musica, leggendo libri, “anche i non soliti libri di scuola” che compera sulle bancarelle. L’antro dell’artigiano-artista Ivano, stimola la sua creatività. Per il ragazzo, diventato giovane, incombe la necessità quotidiana. E’ la Torino industriale e operaia dei primi anni ’70. Una mattina varca il cancello n. 3 di C.so Tazzoli. E’ un componente della prima squadra della linea della 127 in carrozzeria. La descrizione dell’anno di lavoro alla Fiat, è una delle pagine più intense, fra le tante già scritte sull’argomento. Coglie, con vivezza essenziale, gli aspetti esteriori e anche l’interiorità di un ambiente di lavoro e di chi ad esso si applica, soggiogato al ritmo della grande fabbrica. Dopo un anno ritorna libero. E riprende a nuotare insieme alla sua tartaruga. Cominciano i giorni e le serate negli Studi pubblicitari e fotografici, svolazzanti di personaggi con molto talento e poca cura per l denaro, vivacemente decritti. Un vortice di piccole società che nascono, si scompongono, si ricompongono per poi sparire. Le donne, “fra questa creatività tumultuosa ed incosciente”, hanno un rilievo importante, con personalità forti e volitive che si impongono nel lavoro e nella vita.

La tartaruga assiste agli incontri dell’autore con personaggi che avranno successo e altri che “imperterriti continueranno a seguire un destino di fallimento”.
Come ben evidenzia l’autore, questi “talentuosi” che popolano gli Studi e le Agenzie di pubblicità, di comunicazione, di marketing che si agitano fra il fascinoso richiamo delle scene teatrali e le prime Radio libere (fra cui indimenticabile e indimenticata Radio ABC 97 mhz) saranno l’avanguardia della trasformazione della città.
La città operaia diviene anche la città dei libri, degli editori, dei creativi.
La piccola tartaruga marina assiste in quegli anni ad una ulteriore evoluzione intellettuale e artistica del protagonista: nelle fotografie, nella musica, nella pubblicità, nella comunicazione. Coglie la bellezza evolutiva di un percorso interiore che porta l’autore a frequentare le lezioni della Scuola di Teatr0 all’Università ove affina la sua vasta e nomade cultura con l’approfondimento dei classici latini e greci, guidato da una donna che ha l’arte di insegnare e fare amare ciò che insegna.

E’ di questo periodo la bella descrizione degli incontri nel secentesco teatrino situato nei sotterranei di Palazzo Campana.

Il cammino professionale del protagonista prosegue: le sue doti innate, l’esperienza maturata, lo conducono ad essere Amministratore Delegato di importante Società. Vive il tempo del manager di successo. Conduce a traguardi sempre più prestigiosi la Società che dirige.

Ma incontra la delusione.
La tartaruga, come aveva visto i lestofanti senza talento, ma attenti al denaro, soppiantare la prima avanguardia dei talentuosi creativi, così vede accadere per l’autore.
Con il crollo del lavoro, crolla un fragile amore.
Ma, parafrasando Quasimodo, a primavera le gemme spaccano il tronco, “che pareva già morto”, con un verde più nuovo dell’erba”. Il verde si perpetuerà fra le navate gotiche di S. Domenico e il lavoro riprende in un mare più quieto. Lo accompagnano le nebbie di un tempo, umide e fredde, della città. E le nebbioline azzurrine di fumo del “Bar Roberto” di Via Po popolato dal “furore ciarliero” di una varia umanità impegnata in sproloqui sconclusionati e discussioni coltissime senza alcuna finalità.
Ritrova sistemazione stabile il baule, con ancora intatto il profumo di bosco di quando, bambino, lo portò con sé a Torino.
Gilda, la vecchia tartaruga Gilda, dai mille trascorsi, smette di raccontare e torna a nuotare nel suo etereo mare.
Il lettore, ormai pienamente partecipe della narrazione, sente la mancanza della surreale presenza dell’antica tartaruga di mare, che lo ha accompagnato di pagina in pagina.

Michelangelo Massano

 

Ho compiuto 66 anni

Il 1° ottobre 2020 ho compiuto ben 66 anni, non pensavo di arrivarci.

Ho passato questa giornata tra amici, parenti più stretti e i miei vini. Non avrei potuto fare di meglio!

Cucina marchigiana

 

Ho avuto modo, a cavallo tra gli anni Novanta e i primi Duemila, di frequentare per motivi professionali soprattutto Ancona e i suoi dintorni e ho scoperto una Terra che offre bellezze paesaggistiche, storia, arte e tradizioni enogastronomiche di grande suggestione. Nell’immaginario collettivo sono celebri i borghi storici dell’Umbria e le città d’arte toscane, ma qui ho scoperto la bellezza di luoghi come Ascoli, Camerino, Urbino, Fabriano, le gole del Furlo, le grotte di Frasassi, i litorali di Numana e Sirolo e la macchia mediterranea di Monte San Bartolo e del bellissimo Conero. E poi, ultima in ordine di elencazione ma forse prima per quanto riguarda i miei interessi, la ricchissima e variegata tradizione enogastronomica.                          In questa mia breve trattazione desidero esplorare una sorta di vero ossimoro: accompagnare alcuni piatti tradizionali di una Terra celebre per i suoi vini bianchi proprio con i vini bianchi di una Terra celebre per i suoi vini rossi! I nostri bianchi piemontesi, che oggi sempre più stanno conoscendo un sorprendente ma meritatissimo successo, per accompagnare quattro piatti tradizionali marchigiani: i vincisgrassi, il baccalà anconetano, le cicale di mare e le chioccioline in umido.           Ma prima di entrare nel merito delle mie scelte, mi è d’obbligo una rapida descrizione dei prodotti e delle tradizioni enogastronomiche di questa Terra ricchissima che cerca in tutti i modi di nascondere i propri tesori. Comincio col citare l’eccellente tartufo bianco di Acqualagna che poco o punto ha da invidiare al nostro più celebre Bianco d’Alba; il ciauscolo, salame molle da spalmare sul pane, il salame di Fabriano, la salsiccia di fegato, ecc. Tra i formaggi: il Raviggiolo, la casciotta di Urbino e i numerosi formaggi di fossa. Eccezionale l’agnello della razza Vissana e i manzi di Vitellone bianco marchigiano, così come non si possono dimenticare i maccheroncini Igp di Campofilone e le produzioni di lenticchie, cicerchie e fave del parco dei Monti Sibillini. Una trattazione a parte meriterebbero le ormai modaiole e banalizzate olive ascolane. Fino a venti, trent’anni fa non le conosceva nessuno fuori delle Marche, oggi sono diventate una delle più conosciute specialità di quello che si chiama street-food ma che poco hanno da spartire con le olive ascolane preparate nelle famiglie con la Dop Tenera ascolana (oliva che arriva a pesare fino a 10 gr.) e farcite con una crema ricavata da varie carni, formaggio, spezie e poi fritte con una panatura di pane e uovo. Se la cucina marchigiana dell’entroterra può essere abbastanza simile alle limitrofe tradizioni laziali, umbre e abruzzesi, le specialità legate alla pesca sono abbastanza assimilabili ai piatti diffusi lungo tutto il litorale adriatico, da Trieste a S. Maria di Leuca. Le quattro marinerie da pesca marchigiane (basate a Fano, Ancona, Civitanova e S. Benedetto del Tronto) sono seconde per tonnellaggio soltanto alle flottiglie siciliane. Sulle coste marchigiane si cucina il celebre brodetto, che è poi la solita diffusissima zuppa di pesce (bouillabaisse, cacciucco, buridda, quatara, ecc.) con le tipiche, infinite piccole o grandi varianti dovute alla stagione o agli usi consolidati dei retaggi familiari. A questo punto ecco le mie scelte e i vini piemontesi che propongo per accompagnarle. Comincio dai vincisgrassi: sono semplici lasagne la cui particolarità è rappresentata dal ragù che dev’essere preparato con carni diverse (manzo, pollo e/ agnello) e soprattutto con rigaglie e frattaglie di pollo e/o agnello. Le variazioni sul tema, anche per questo piatto, sono tantissime. È una di quelle specialità che definire di digestione impegnativa è usare una vergognosa metafora…Per un simile cimento, oltre ai nostri scontati rossi come Freisa secca di Langa o anche la più gentile Doc di Chieri, io suggerisco di affrontare una fatica come questa con un apparente sacrilego accostamento: un abbondante calice di un nostro Alta Langa 100% Pinot noir, provare per credere! Lo stoccafisso alla anconetana è un piatto rustico che risale alle tradizioni marinare delle genti di Ancona che solcavano mari lontani fino alla Norvegia. Merluzzo affumicato ammollato con acqua e latte, alternato a strati di patate e stufato con passata di pomodoro, gusti vari e con l’eventuale aggiunta di olive. Un bel nostro Timorasso invecchiato di qualche anno mi pare un suggerimento sfizioso, anche se è chiaro che rossi leggeri come Grignolino, Nebbiolo giovane o Pelaverga di Verduno non ci starebbero male, anzi!                                                       Per le chioccioline in umido, antipasto di cui sono ghiottissimo, la mia indicazione è un Cortese di Gavi ben strutturato e non giovanissimo; uno sfizio azzardato potrebbe essere quello di sorseggiare, tra una chiocciolina e l’altra, un Brachetto secco. Le cicale di mare (o pannocchie, o canocchie), semplicemente preparate al forno o bollite, sono una delle migliori offerte con cui il mare ci conquista; un piatto delizioso, saporito e delicato allo stesso tempo che è bene preparare quando, soprattutto in autunno, questo crostaceo è particolarmente ricco di polpa. Con una simile ghiottoneria io propongo uno dei nostri Riesling di Langa: oggi da questo vitigno i vignaioli langhetti stanno producendo vini di qualità  sempre più eccelsa che non fanno certo torto ai loro cugini alsaziani e renani.

Vincenzo Reda, Sul Lungomare di Torino (Graphot)

Appena pubblicato per i tipi di Graphot, Torino. 198 pp, €, disponibile presso l’Editore (http://www.graphot.com) e, da settembre 2020, su Amazon.

Il mio primo romanzo, scritto tra il 2013 e il 2017, è un testo surreale e piuttosto complicato di non facile lettura. Consiglio l’acquisto a chi ha dimestichezza con scritture complesse e impegnative, dense di citazioni dissimulate o sottintese tra le righe. L’immagine di copertina è stata realizzata dalla mia carissima amica Ossidiana Tattooart: è un acquarello che sviluppa l’idea che mi sono creata della mia tartaruga Caretta caretta che si chiama Gilda e che agita da par suo le acque del testo. La IV di copertina è un mio lavoro di vino su carta che amo definire come “Autoritratto“. Non assimilabile a alcun genere letterario, questo è un romanzo in cui una tartaruga Caretta caretta che si chiama Gilda, nata sulle spiagge di Torino in tempi di cui non è rimasta memoria, conosce i nomi magici, quasi fossero password, che innescano di volta in volta i racconti surreali di Marlow, che si presume essere un vecchio marinaio di cui però non esiste una faccia, un viso, un volto. Ne escono suggestioni che riportano a atmosfere di tempi passati in una Torino surreale eppure riconoscibile. Forse parzialmente autobiografico o forse un semplice gomitolo inesplicabile in cui sogni e ricordi si annodano in maniera irrimediabile stravolgendo il Tempo e lo Spazio.

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La Stampa 20.4.2020 articolo su Vincenzo Reda

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I Festival COLLINE d’ARTE Domenica 8 Settembre 2019 Parco d’Arte Quarelli Roccaverano

Abbiamo completato l’allestimento con la tipica concitazione che anticipa un Festival; primo Roberto, BOTTEGA DEL GUSTO e si corre verso la prima postazione, mentre si apre la nuvolaglia sulla torre a Minareto di Adrian Tranquilli – The End of the beginning. Il service – CRUISER SOUND – non molla un attimo, dalle 07:30 della mattina. Pinuccio, il boss, si è portato dietro una bicicletta da cross per raggiungere più velocemente le postazioni lungo i trenta ettari del parco. Gruppi elettrogeni, sedie, plance, gazebo, acqua per le cucine …

Seconda postazione: Anna del CASTELLOTTO DI PAN allestisce il punto green ed intanto arrivano Vittorio Rossi e Irene Valesano … nella fretta abbiamo chiuso loro il passaggio con la postazione della cucina degli agnolotti d’asino con Barbera Superiore Gerbole. Si torna indietro e si risposta il tutto. Quindi scaricano il grande gong e le campane tibetane e i didgeridoo per l’intrattenimento della seconda postazione, mentre la ballerina Irene prova gli spazi e lungo il prato digradante si sistemano i cuscini e le coperte e i materassi in stile. Dal punto più alto del parco i leoni di bronzo di Davide Rivalta mirano l’avanzare dell’azzurro del cielo e del sole che spinge le nuvole lontano, verso oriente. Intanto inizia a squillarmi il telefono: Loretta LANGAMYLOVE – Maria Pia TENUTA ANTICA – Francesca, trentina trasferitasi in Alta Langa e volontaria del Festival, Gualtiero Caiafa, artista ospite in corte Quarelli, Marianna, proprietaria del Parco, etc. etc. Mentre con il service pensiamo a soluzioni, vediamo Pia, come la si chiama tra amici, arrivare con i suoi scatoloni e le sue leccornie green food lungo l’unica strada sterrata che attraversa la parte superiore del Quarelli, sorridente. “Nessun problema” ci dice “al massimo prendo una carriola e faccio da sola”. Una parola gentile, un altro sorriso e prepara tutto da sola. Sono così loro, quelli della Tenuta Antica di Cessole.

Frecce ed indicazioni sentiero e punti ristoro, scatoloni di vino, frighi, più il tempo stringe, più noi dell’organizzazione entriamo in trance lavorativa: deve essere tutto pronto per le 12:30. Corro alla Corte Quarelli, Loretta ha già scaricato tutti i prodotti del banchetto di degustazione e vendita dei prodotti dei partner e giunge Natasha Di Mario, la nostra blogger ed influencer fiamminga. Ed ecco in serie affollare la stretta provinciale per Mombaldone all’ingresso del Parco, gli altri partner: Silvia BORGO MARAGLIANO, Guido DELIZIE DI LANGA, Emanuele e Marta BUGANZA, e il nostro catering, Paolo e il cuoco Massimo, per la battuta di Fassone in terza postazione, MSZLAB, e poi Oscar GEMME DEL FOLLETTO, Maurizio ROMPICAPO, Federica e Marco ANGOLO DEGLI AIRONI, e subito dopo gli artisti della Agenzia CRU guidati da Fiammetta sul pulmino. Un attimo di panico … non ci passano tutti, e tutti chiedono cosa fare …

A questo punto interviene l’uomo che non esito a definire l’eroe della giornata: Mario, langhetto DOP con la sua infaticabile moto-carriola. Avanti e indietro, costante, superando ogni ostacolo, porta tutto e tutti alle postazioni terza e quarta, mentre posso montare la struttura per acrobatica aerea, preparare il backstage, coordinare i sette artisti del Festival giunti da Torino: Nabil Hamai, violino e loop station, Valentina Padellini, ballerina ed acrobata, Rio Ballerani, acrobata circense,

Fiammetta Lari, ballerina acrobata, Massimiliano Semenzato, beat boxer, cantautore, chitarrista, Raffaele Riggio, equilibrista ed acrobata, Eugenia Valentini, pittrice body painting.

Intanto Marianna con le ragazze del RISTORANTE BRAMANTE di Roccaverano preparano il buffet di benvenuto e gli antipasti e Laura, volontaria di LANGAMYLOVE con Clara, volontaria da Bergamo addirittura, impiattano il meraviglioso apribouche di FRANCONE – focacce pane e grissini arrivati prima di tutti alle 07:00 – e montano i bicchieri per il nostro calice di benvenuto Acqui Rosè COVENTO CAPPUCINI.

Si ringraziano ancora: la Proloco di Roccaverano, il Consorzio della ROCCAVERANO DOP, il Sindaco di Roccaverano Fabio Vergellato

Io insisto perché non si apra il Festival finché non è tutto pronto, e le guide, Vincenzo Reda, l’anima del Festival, Claudio Gallo, MONFERRATODAVEDERE, il miglior esperto del territorio, Anna, che abbiamo già incontrato, omeopata e naturalista, si preparano ad accogliere i loro rispettivi gruppi, e la tensione sale, arriva Pietro IMPRESSO STUDIO – sue le fotografie di reportage. La passeggiata enogastronomica ed artistica “il Bello e il Buono” ha incantato i nostri ospiti: i suoni e le danze di Vittorio Rossi e Irene Valesano sotto la vela Satura e Forma di Salvatore Astore erano una mistica del paesaggio, gustare un Barolo come quello di Buganza con la tipica battuta al coltello al cospetto della performance di Fiammetta Lari, trasfigurata in un mostro nato da Culture #1 di Ciro Vitale, risolveva e svelava l’anima carnivora dell’uomo, Raffaele Riggio interpretava alla perfezione in equilibrismo e fachirismo il rapporto dell’uomo contemporaneo con lo zucchero, piacere e veleno assieme, mitigato dallo spumante strepitoso di Borgo Maragliano Chardonnay.

Si tornava alla corte del Parco Quarelli, con l’anima leggera, lo sguardo sorridente, stupiti ed entusiasti.

Voglio in questa sede ringraziare il Capitano dei Carabinieri Alessandro Caprio e il Maresciallo dei Carabinieri Federica Mondo che ho avuto il piacere di condurre, insieme a consorti ed amici, per la passeggiata.

Una nota di merito va però sicuramente data a Eugenia per il suo lavoro di body painting sul tema naif di Henri Rousseau e per la performance su musica dal vivo di Nabil Hamai di Valentina Padellini. Quando l’arte sa davvero parlare improvvisamente in un evento affollato scende il silenzio …

La Cena Spettacolo conclude la giornata Con Paolo Romano, titolare MSZLAB, non ci siamo certo fatti fermare. Si è allestito in fretta, ma con la consueta cura per i particolari, nella sala museo del Quarelli una cena in alto stile per più di quaranta invitati, quasi tutti stranieri, i partner, i gestori del RISTORANTE DELLA POSTA con una folta rappresentanza di Olmo Gentile, i nostri blogger. Gli artisti della Agenzia CRU vengono ancora una volta ringraziati per la disponibilità a modificare, senza perdere forza ed intensità, il programma artistico della cena.

Una prima edizione quasi perfetta …

Aragorn Emrys Silvio jn. Molinar Dir. Art. Festival COLLINE d’ARTE

 

I miei auguri per la Santa Pasqua

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Ecco il mio ultimo lavoro per augurare a tutti i miei amici un Buona Santa Pasqua (Cristiana, pare ovvio).

In formato 35×50 cm. è stato realizzato su carta Fabriano 50% Cotton, 300 gr.

Ho usato il Ruchè Terra, 2016 (15% vol) di Cascina Tavijn di Katia Verrua (Scurzolengo, Asti).

Auguri e salute a Tutti.

La luce del vino, ph. by Vincenzo Reda, poems by Abu Nuwàs

ABU NUWAS

«Fate circolare la coppa, e si dileguerà
la sventura, e il mio occhio godrà
lo squisito profumo del mondo.
Un vino nel cui luccichio brilla il lampo,
e quando si svela alla vista, questa
ne è quasi accecata».

«Se ci mescolassi luce, essa si mescolerebbe
con lui, e ne nascerebbero altre luci
e fulgori».

 

Vincenzo Reda, mostra presso ristorante Fratelli La Bufala, Torino

Sono stato assai soddisfatto ieri sera all’inaugurazione della mia piccola personale presso Fratelli La Bufala (Torino, via Barbaroux, 37/39). Mi è piaciuto parecchio l’allestimento, particolare e scenografico, e mi hanno fatto piacere gli amici intervenuti tra i quali ricordo con piacere Giulio Tedeschi (cui devo questa mostra) e Nadia Sponzilli che è tra i pochi a scrivere (e recitare) poesie degne di questo nome.
La mostra è visitabile tutti i giorni a pranzo e cena, magari gustando l’ottima pizza (e non soltanto) che offre questo ristorante.

Miguel Bustinza e Patricia Trujillo Villar erano con noi ieri sera. Dopo la mostra abbiamo cenato al ristorante Fratelli La Bufala e insieme all’ottima pizza ho fatto loro gustare due vini poco o punto conosciuti a Torino: il Gragnano e il Lacryma Christi. Soprattutto il primo, leggermente frizzante, è un rosso fresco e leggero che accompagna la pizza in maniera davvero formidabile (è citato da Totò in una famosa scena del film Miseria e Nobiltà). Anche se non interessa la mia mostra, vi consiglio di provare questo ristorante e bere questi eccellenti vini vesuviani (Sorrentino ne è il produttore).

Il Tartufo Bianco d’Alba

Il mio libro, abbinato con il quotidiano La Stampa, si trova in tutte le edicole del nord-ovest fino alla fine di ottobre. Il prezzo di copertina è di 9,90 € per 160 pp. Edito dalle Edizioni del Capricorno di Torino.

Vincenzo Reda a Eataly

Il Vino nello spazio e nel tempo

Una serie di incontri per un approccio al vino inusuale: storico, antropologico, letterario, geografico.

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. Brindando nei secoli (Breve storia del vino) – Vini Gianni Gagliardo

28 marzo 2014

Dalle recenti scoperte archeologiche nei paesi caucasici alle mitologie greche; dai vini egizi e romani a quelli delle abbazie benedettine medievali. E ancora, il vino nelle Americhe, i vini dei papi di Sante Lancerio nel rinascimento, il leggendario Dom Perignon e il successo del Marsala nel XVIII secolo. Per arrivare alle vicende della fillossera e i conseguenti reimpianti su piedi di viti americane, fino alla rivoluzione degli anni Ottanta. Una cavalcata quasi mozzafiato per comprendere come le diverse culture umane, nelle successive fasi storiche, si siano confrontate con la bevanda “vino”.

. Le rime del vino (Vino e letteratura) – Vini Bucci

4 aprile 2014

Quasi tutti conoscono i versi composti dai grandi poeti greci sul vino, assai meno hanno frequentato i componimenti straordinari di  Orazio e Marziale. Quasi nessuno sa delle magnifiche poesie arabe e persiane di poeti musulmani come Abu Nuwas o Hafiz. Così come tutti conoscono le poesie dedicate al vino dal poeta Baudelaire ma pochi sanno che anche Eugenio Montale ha scritto versi dedicati al vino. Questo incontro servirà ad aprire uno scenario sorprendente per quanto riguarda la letteratura del vino.

Le Rivoluzioni alimentariDiapositiva1

Non si è consapevoli, in generale, che l’alimentazione umana si è evoluta nei secoli al pari della conoscenza e degli scontri/incontri fra popoli differenti. Queste prime  lezioni hanno lo scopo di illustrare alcuni momenti storici particolari in cui si sono verificati cambiamenti epocali nelle abitudini alimentari umane.

. Dagli alberi ai villaggi (Preistoria dell’alimentazione) – Vini Gigi Rosso

11 aprile 2014

Tra 7 e 3 milioni di anni fa alcune scimmie arboricole scesero a raccogliere dei frutti caduti dall’albero su cui si agitavano e cominciarono a frequentare la savana africana. Quegli animali cominciarono a trasformarsi in uomini cambiando il loro regime di alimentazione. Divennero animali opportunisti e impararono a cibarsi di qualunque cosa, alzandosi sulle zampe posteriori e liberando gli arti superiori dalla funzione di semplice deambulazione. Quell’animale si evolve fino a diventare Homo Sapiens, circa 200.000 anni fa. E continua a evolvere fino a scoprire, 10/12.000 anni fa, l’agricoltura e l’allevamento. E qui comincia un’altra storia.

. La scoperta dell’America – Vini Bava

18 aprile 2014

Colombo arriva nei Carabi nel 1492, ma occorsero almeno tre secoli perché gli europei imparassero a consumare alimenti come pomodori, patate, fagioli, cacao….Mentre il peperoncino si diffonde immediatamente in tutto il mondo, la patata e il pomodoro vengono snobbati come cibi non buoni, se non addirittura velenosi. La storia dell’avvocato cuneese Vincenzo Giovanni Virginio, che portò la conoscenza delle patate a Torino e in Piemonte, è emblematica in questo senso: morì povero in un ospizio torinese nel 1830 e i suoi conterranei ancora non erano convinti di quanto fossero buone, convenienti e nutrienti le patate.

My last poetry book: Un po’ eta

“Un po’ eta” (40 pp., 10€) è la mia ultima raccolta di poesie, appena pubblicato per i tipi di Graphot, Torino. Con la medesima casa editrice pubblicai nel 2013 “Rime sghembe”(100 pp., 13,60€). Il mio primo libro lo pubblicai a miei spese e con il mio marchio nel 1988. Composto in linotype, ne feci stampare soltanto 73 copie; il suo titolo: “Caccole e Tentlalia”, oggi introvabile. Ho anche pubblicato sette composizioni poetiche nell’antologia “Impronte”, 2014. Ho scritto quasi venti libri tra saggistica, racconti, arte e poesia: i miei scritti di poesia sono quelli preferiti.                                 Io mi sento poeta più d’ogni altra sostanza.

Vincenzo Reda, un bel curriculum

Sono nato in un paesino della Sila Grande (Calabria), nel 1954 durante la vendemmia. Dal 1960 vivo a Torino.

L1130865 1Ho conseguito il diploma di aiuto regia  nel ‘75 con Adriano Cavallo (aiuto di Orson Welles) al Centro sperimentale di Arte drammatica di Torino con un allestimento de I morti senza tomba di J.P. Sartre; ho lavorato al Gobetti come direttore di scena e direttore delle luci per La calzolaia ammirevole di Federico Garcia Lorca.

Nel ‘76 con Plinio Martelli ho girato il film sperimentale di body art Ogni corpo occupa un suo spazio che è stato presentato alla biennale di Venezia lo stesso anno e oggi è proprietà della Gam di Torino. Poi fino all’83 ho fatto molte mostre di fotografia, delle quali la più importante nel 1980: Il diavolo ti vuole, performance con Bruno Chiarenza, presentata per la prima volta al  Postino Cheval di via Palazzo di Città.

Tra il 1976 e il 1978 ho avuto importanti esperienze a Radio e TeleTorino International e, soprattutto, a Radio ABC Italiana, di cui sono stato direttore e per cui ho realizzato diverse trasmissioni e scritto testi originali.

Tra il 1979 e il 1996 ho diretto aziende, di cui ero socio, nel settore della comunicazione e dell’editoria. Nel biennio ‘89/91 ho ricoperto la carica di Vicepresidente dei Giovani Industriali di Torino e, tra il 1993 e il 1995, sono stato Vicepresidente nazionale dell’Aipe (Associazione piccoli editori italiani). Tra il 1996 e il 2011 ho lavorato come consulente per le riviste Prima Comunicazione, Oasis, Airone,  Archeo e Medioevo, oltre che di numerosi enti fieristici (Ancona, Torino e Cosenza).

Ho cominciato a scrivere di vino e di cibo nel 2003.HPIM0473.JPG

Nel 1989 ho pubblicato il mio primo libro: un volume di poesia sperimentale Caccole e tentlalia e dal 1993 dipingo col vino su carta, stoffa e cristallo. Nel 2009 ho pubblicato Più o meno di vino per Edizioni del Capricorno. Nel 2010 è uscito Quisquilie & Pinzillacchere per i tipi di Graphot. Nel 2011 ho pubblicato per Newton Compton 101 Storie Maya che dovresti conoscere prima della fine del mondo. Lo stesso libro è stato distribuito da Focus Storia nel novembre dl 2012, ristampato per Gruner-Mondadori. Nel 2012 è uscito per Graphot Rime Sghembe e nel luglio del 2013 per Edizioni del Capricorno: Di vino e d’altro ancora. Per i tipi di Cinquesensi Editore è  uscito nel 2014  Sulle ali del Barolo di Gianni Gagliardo di cui ho curato le illustrazioni.

Il 28 dicembre 2014 ho partecipato a Mela Verde, Canale 5, intervistato da Edoardo Raspelli.img_7539

Ho cominciato a esporre i miei quadri dipinti con il vino a Capo Liveri (Isola d’Elba) nel 1998; sono stato invitato a partecipare alle principali manifestazioni legate al vino in Italia e ho esposto in molte città italiane, negli Usa e in India. Ho mostre permanenti presso i ristoranti Li Jalantuumene, Monte S. Angelo (FG) e L’Ostu Duca Bianco di La Morra (CN). Ho realizzato etichette per vini importanti e alcune mie opere sono state acquistate da collezionisti di India, USA, Brasile, Germania, Sud Africa, Cina e Giappone. La mia scacchiera di vino su cristallo è stata usata in occasione delle Olimpiadi degli scacchi a Torino, nel 2006.

Attualmente scrivo sul periodico professionale Barolo & Co e su Focus Storia.

Curo personalmente dei corsi di storia del cibo e del vino a Eataly Lingotto. Sono consulente per la comunicazione di alcuni importanti produttori di vino. Dal 2012 collaboro, con diversi ruoli, all’evento Collisioni in Barolo.

Sono sposato dal 1990 e ho una figlia indiana, adottata nel 1998 (nata a Bombay nel 1992).

Vincenzo Reda – Via Piave, 9 – 10122 Torino – Tel/Fax: +39011 4362398 – Cell: +39335 535882810405264_721187604591479_4244521715593523021_n

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Lo sconosciuto, Torino on the road

Eccolo in queste immagini, Gaetano. Il protagonista di questo racconto, tratto dal libro Torino on the Road di Nico Ivaldi e Vincenzo Reda (Edizioni Il Punto-Piemonte in bancarella, Torino 2015).

 

«L’hai veduto passare stasera?

L’ho visto.

Lo vedesti ieri sera?

Lo vidi, lo vedo ogni sera.

Ti guarda?

Non guarda da lato

soltanto egli guarda laggiù,

laggiù dove il cielo incomincia

e finisce la terra, laggiù

nella riga di luce

che lascia il tramonto.

E dopo il tramonto egli passa.

Solo?

Solo.

Vestito?

Di nero è sempre vestito di nero.

Ma dove si sosta?

A quale capanna?

A quale palazzo?

La lirica qui sopra, di Aldo Giurlani – conosciuto dai più come Aldo Palazzeschi – è stata composta nei primi decenni del secolo scorso: uno sgangherato e improbabile figuro, che spunta tutte le sere verso le 18 dai portici di piazza dello Statuto e imbocca a passo svelto la via Garibaldi, pare quasi appropriarsene a pieno titolo.

[…] succede ogni tardo pomeriggio, estate e inverno, che piova che nevischi che il sole si attardi ancora a riscaldare le nostre anime: annunciato da una canzone sparata a tutto volume, spunta dall’angolo sinistro, sotto i portici guardando la piazza dalla via Garibaldi, un omino spelacchiato che pare sortito dalle fantasie nordiche di Tolkien.

Non arriva a toccare il metro e mezzo, è di quelli magri per missione: fuori e dentro; i radi capelli sono bianchi lunghi e stopposi; veste dei jeans larghi e lisi con sopra in genere una camicia e ai piedi grandi scarpe sportive chiare. L’incarnato è scuro, i lineamenti della faccia sono delicati con lo sguardo vigile e forse gli occhi pungenti.

Potrà avere cinquant’anni mal portati, o sessanta portati così così e, addirittura, settanta quasi buoni. Chissà.

Ma è quella benedetta appendice che trasporta sulla schiena che fa la differenza: uno zaino, non sempre dello stesso colore, che ai lati possiede due diffusori acustici da cui escono a tutto volume note delle canzoni degli anni Sessanta. E sono canzoni di tutti i generi, sempre italiane, a volte di quelle che tutti conoscono, a volte poco o punto sentite ma sempre di gradevole ascolto.

Con questo zaino acustico sulla schiena e sempre un sacchetto di plastica, di quelli voluminosi da supermercato, in mano a passo sveltissimo, con andatura quasi concitata imbocca la via Garibaldi. E non alza lo sguardo verso nessuno.

Tutte le sere.

E poi, dopo una mezz’oretta, lo si vede ritornare e svanire, di dove era venuto, sotto i portici di piazza dello Statuto.

Chi è, di dove viene, dove va; perché le canzoni degli anni Sessanta, perché a tutto volume; perché sempre lo stesso percorso e sempre lo stesso orario…

Sono almeno un paio d’anni che questa storia si ripete.

Forse basterebbe fermare un momento quel suo veloce procedere e rivolgergli delle domande, domande che potrebbero essere lecite, accettabili, sopportabili.

O invece è meglio così: non sapere nulla, non indagare; lasciare questa storia sospesa e immaginarne tutti i possibili risvolti formulando le ipotesi quelle più impensabili; e continuare a elaborare congetture: è piemontese, è sposato, ha figli, è povero, è ricco, è uno squilibrato, è uno snob, è un semplice appassionato delle canzoni degli anni Sessanta…

Chissà».

EMBERTO UCO/Umberto Eco

Sopra uno degli scorsi numeri del settimanale L’espresso, Umberto Eco, tra l’altro, ha scritto:

«…Sempre in data 18 aprile, una rivista on line dal titolo allettante, “La perfetta letizia, Rivista giornalistica cattolica d’informazione e attualità”, recensisce “Quisquilie e pinzillacchere” di Vincenzo Reda, “giunto alla sua seconda pubblicazione, introdotta dalla prefazione di Umberto Eco”. Come è facile intuire non ho mai prefato questo libro (né conosco il Reda) ma la cosa non mi stupisce perché una volta un signore ha pubblicato come prefazione alla sua opera una mia lettera, neppure esageratamente cordiale, in cui declinavo la richiesta di una prefazione.»

La questione è divertente assai, perché chi sa leggere e ha letto il mio libro sa che la prefazione l’ha scritta un certo EMBERTO UCO, mio amico che ha la fortuna, o la sfiga, di chimarsi QUASI come l’illustre professore, saggista, romanziere e tutto il resto…Il fatto, oltre a essere divertente, è la chiara dimostrazione che molte persone leggono quel che vogliono leggere, non quel che è scritto. O No? (Ma lo scherzo è stato concepito a bella posta, perché a me piace scherzare). E non deve volermene Umberto Eco, autore che leggo spesso e stimo tanto. Della persona nulla posso dire per la semplice ragione che non la conosco.

Salute a tutti. Ai belli e ai brutti.

Torino On The Road

(QUASI UNA) PREFAZIONE

L’hai incontrata una sera tardi per caso, era quasi anonima rispetto a tante altre che sfolgoravano le loro attrazioni accurate di smalti, fondotinta, ciglia finte, acconciature elaborate e piccanti scollature.

Ti ha colpito la sua semplicità e forse uno sguardo dalla profondità insondabile che ti ha scagliato addosso quasi con noncuranza: e quell’occhiata è stata come un colpo di zagaglia. E hai scommesso, al buio.

Al mattino presto la guardi mentre dorme a fianco a te e realizzi che quella scommessa scriteriata l’hai vinta. Pensi: che fortuna ho avuto, mentre segui il taglio delle sue labbra socchiuse e noti la bocca piccola, sensuale. E poi ti soffermi sugli zigomi e i capelli e quella pelle così liscia, senza trucchi, senza creme bugiarde che sanno mentire così bene nelle penombre rumorose delle sere e delle notti artificiose, false, poco credibili.

Notti affollate di mala gente in mali affari indaffarata.

E lei, invece, così bella al mattino.

E questa Donna come larga metafora di una Città che non sa portare trucchi e belletti e scollature vertiginose e acconciature studiate da parrucchieri barocchi.

Torino che è bella alle sette di mattina: con i rosa pallidi della giogaia delle montagne che la imbellettano di luce irreale.

Torino che rivela i suoi sguardi furtivi ma profondi che feriscono come lame assassine tra i portici e le prospettive di certe piazze e di certe vie.

Torino che parla lingue sconosciute dalle pietre antiche dei suoi palazzi che sembrano anonimi e invece raccontano storie inaudite d’amore, d’odio, di morte.

Storie che si rivelano a chi sa intendere le lingue che parlano le pietre.

E poi, tra quelle pietre, ecco spuntare fantasime, geni, jinn, folletti, spiritelli, forse financo putti.

E allora fluiscono racconti di vite sballate, di vite vissute fino all’ultima goccia, di vite gettate via, di vite impossibili, di vite svitate e riavvitate mille volte.

Ma bisogna frequentare posti strani o posti normali in ore strane; e ancora posti conosciuti in apparenza con persone strane che sanno scovare e dar voce a certi racconti altrimenti muti, incastrati nelle pietre che li custodiscono come ineffabili secondini.

Di queste voci, di questi racconti, di queste vite squinternate, di queste esistenze nomadi – nomadi nel tempo, nomadi nello spazio – questo libro è narrazione.

Narrazione appassionata, narrazione faticosa, narrazione estratta quasi a forza dall’oblio cui i Giusti, i Belli, i Colti, i Famosi, i Potenti avevano affidato il compito criminoso di occultare tra i portici, le strade, le piazze e i loro porfidi e i loro basalti.

E il portone atroce di questo oblio i nostri due eroi, senza macchia e senza paura, hanno avuto l’ardire di scardinare.

E l’hanno divelto semplicemente per amore, l’hanno sventrato con la forza immane che dà l’Amore.

L’amore per questa Città che sa parlare una lingua straordinaria che occorre prima imparare ad ascoltare e poi a capire.

Premio Cesare Pavese 2015

Domenica scorsa nella storica sede del CEPAM (Centro Pavesiano Museo Casa Natale) a Santo Stefano Belbo, e casa natale del grande scrittore piemontese e cofondatore della casa editrice Einaudi, si è svolta la 14° edizione del premio “Il vino nella letteratura, nell’arte, nella musica e nel cinema”.

Il premio è stato assegnato a  Sulle ali del Barolo. Appunti di viaggi scritto dall’appassionato produttore langhetto Gianni Gagliardo e illustrato dal pittore e scrittore Vincenzo Reda.

Un libro di appunti di viaggio, che attraverso il fil rouge del Barolo, racconta alcune delle esperienze più intense a livello umano e professionale che l’autore ha vissuto in ogni parte del mondo.

Da uno stralcio della motivazione del premio, riportiamo volentieri questo passo: “Storia personale e storia di un vino si intrecciano, dunque, in modo indissolubile e l’una cresce con l’altra fino a superare rapidamente i confini della realtà locale per condurci nel glocale: infatti, Gianni Gagliardo trasporta i valori e i contenuti della sua realtà locale in una realtà globale, favorendo il dialogo, lo scambio e la condivisione tra comunità diverse”.

Un esempio questo, di trasversalità letteraria che conferma la bontà della scelta della Casa editrice Cinque Sensi e che motiva fortemente a immaginare altre interessanti scritture e testimonianze non necessariamente identificabili nei consueti riferimenti narrativi.

Sulle ali del Barolo. Appunti di viaggi – Introduzione di Aldo Cazzullo – Autore: Gianni Gagliardo
Illustratore: Vincenzo Reda – Formato: 16,5×24 cm – Pagine: 160 – Prezzo libro: 15 euro – PrezzoeBook: 7,99

Qui sopra ecco le immagini della premiazione ufficiale.

Sulle ali del Barolo di Gianni Gagliardo è un libro che, oltre ad aver redatto e per il quale ho scelto personalmente l’editore, ho illustrato con grande passione. Il fatto di aver contribuito al primo premio della narrativa assegnato a una persona straordinaria, oltre che un amico, mi riempie di orgoglio. Il secondo premio per la saggistica guadagnato con Di vino e d’altro ancora mi fa piacere soprattutto per la motivazione in cui si citano l’Ode a Luigi (Gino per gli amici) Veronelli – cui il libro è dedicato, e il pezzo che parla del Barolo come “Vino jazz“. Un questo libro l’incipit è il mio celebre “Decalogo del vino“.

Salute a tutti, amici nemici e farabutti.

Vincenzo Reda anthological exhibition in Turin (Container)

Il 9 maggio, alle ore 19 ho inaugurato la mia personale antologica (1976/2015) presso il concept store Container (Via dei Quartieri, ang. Via del Carmine, Torino).

Sezione lavori con il vino: 2001/2014, oltre ai 21 quadri, anche le due installazioni su cristallo (Scacchiera e Tavolvino), due bottiglie con etichetta originale (Gaja e Idillio), La Sindone Profana (Vino su stoffa) e l’impronta della mano sul piatto.

Sezione immagini storiche: 17 lavori fotografici di vario genere (Diavolo ti vuole, body art, Granserraglio, ecc.), periodo 1976/1983. Inoltre, 6 tele dipinte a olio (2002/2004).

Una mostra così completa non l’avevo mai fatta.

La mostra starà aperta per tutto il mese di maggio. Vi aspetto.

https://www.youtube.com/watch?v=DJe2I48mOeI&feature=share

Barolo & Co 1/2015: il mio articolo sui grissini

 

https://www.vincenzoreda.it/lobelisco-anticlericale-di-torino/

https://www.vincenzoreda.it/ghersa-gherssin-grissino-un-po-di-storia-seria/

101 Storie Maya che dovresti conoscere…(a prescindere dalla bufala della fine del mondo)

Fino a ieri il popolo maya era considerato un popolo pacifico di osservatori del cielo, oggi invece sempre più spesso vengono descritti come una civiltà di feroci guerrieri, ossessionata da una concezione ciclica del tempo, unica nella storia. È nota a tutti l’oscura profezia che condannerebbe il mondo che conosciamo a scomparire il 21 dicembre 2012… I 101 racconti qui presentati intendono fare chiarezza su questa ricca cultura, fiorita tra selve inestricabili e altipiani tormentati da terremoti ed eruzioni, e rivelarne tutti gli aspetti ancora poco noti. A cominciare dalla verità sui sacrifici umani e sui riti, che includevano il cannibalismo, in cui i sacerdoti strappavano i cuori ancora palpitanti dai petti dei prigionieri. E ancora: racconti di piramidi altissime scoperte da avventurieri, sovrani costretti a donare il proprio sangue, eserciti di moderni “conquistadores” che scavano tra le rovine con la dinamite.

Dalla preistoria al colonialismo, un racconto in parte inedito che espone le scoperte archeologiche recenti, ma anche le teorie della New Age e della fantarcheologia: la vicenda dei Maya finalmente narrata a tutto tondo e che tocca anche il teatro e la poesia maya di cui quasi nessuno, fino a oggi, s’era mai occupato.

Dettagli prodotto

  • Brossura: 311 pagine
  • Editore: Newton Compton (10 novembre 2011)
  • Collana: 101
  • ISBN-10: 885413323X
  • ISBN-13: 978-8854133235
  • Prezzo:  € 12,90

Un grande ringraziamento a Marco Casareto, direttore di Focus Storia e Geo, e a Andrea Frediani, scrittore e editor (occasionale, ma assai gradito) del libro che è dedicato alla memoria del mio grande maestro dauno: Nicola Silvano Borrelli. Qui sotto i link della Casa Editrice e quello di amzon.it dove il volume si può acquistare on-line.

http://www.amazon.it/storie-dovresti-conoscere-prima-della/dp/885413323X/ref=pd_rhf_ee_p_t_3

http://www.newtoncompton.com/libro/978-88-541-3323-5/101-storie-maya-che-dovresti-conoscere-prima-della-fine-del-mondo

http://www.newtoncompton.com/collane/centouno 

Vincenzo Reda al Duca Bianco di La Morra

https://www.vincenzoreda.it/la-mia-personale-al-duca-bianco-di-la-morra/

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Il 30 settembre prossimo, intorno alle 19.30 sarò con  i miei amici – passati presenti futuri (purché veri) – quelli che vorranno o potranno esserci (meglio se non tantissimi), al Duca Bianco di La Morra (Via Umberto I, 25 – Tel. 0173 500368) per inaugurare la mia mostra personale che sarà permanente. E’ importante questa data: il giorno appresso compio gli anni e non mi ricordo se sono 41, 49 o addirittura di più, boh (ma poi che importa)!

Berremo vini, faremo chiacchiere e metteremo sotto i denti qualcosa. Se poi qualcuno vuole restare per la cena, sarà gradito (ma la cena se la paga, magari a prezzo conveniente: giusto per essere chiari!).

Il Duca Bianco, essendo stato rilevato da un mio vecchio amico, sarà il mio riferimento in Langa: mi troverete spesso a bere, a dipingere il murale che era in piazza Vittorio (e non c’è più: lo rifarò al posto di quel gelato, dipingendolo con il vino di qualche amico, vedremo), a dipingere sugli specchi, a leggere i tarocchi, a sproloquiare….

Vi aspetto.

Salute.

 

 

1 ottobre 2014, my five dozens

Varigotti, Aqua di Varigotti con Francesco, scialatelli, calamarata Vicidomini, Ahmed, spada ai ferri, Chianti Ruffina 1997, Hasan, Vista mare, giornata luminosa, il mare una tavola, tramonto a richiesta e poi alba come da film, ecc. ecc.

A chi chiedere grazie?

https://www.vincenzoreda.it/restaurant-aqua-di-varigotti/

Sinossi di presentazione di me/Short selfportrait of me (the last)

Bilancia con ascendente Gemelli, Luna in Sagittario e Venere in Scorpione. Nato montanaro silano nel 1954, inurbato a Torino nel 1960 ma da sempre amante del mare. Pittore e scrittore, artista e intellettuale, ma anche già operaio, manager, maratoneta, calciatore. Un personaggio sghembo: incontentabile, curioso, contraddittorio, fuori di ogni schema.

Ama la poesia, il vino, l’antropologia e, sopra ogni altra cosa, ama non appartenere; ama non essere definibile e non subire classificazioni che sente come  insostenibili sbarre di gabbie.

Questa fotografia è stata ripresa da Pippo D’Amico, titolare del Caffè Elena: sto dipingendo sopra uno degli storici specchi di questo locale uno dei miei bicchieri di vino. Non sono io, ma il riflesso di me sullo specchio. Superfluo ribadire che gli specchi sono un’altra delle mie ossessioni.

Vincenzo Reda, some words in english (biographical notes and some about my art)

Vincenzo Reda

Biographical notes.

He was born in Sila, mountain in the south of Italy, and now lives and works, from 1960, in Turin.

MiHe works in publishing and writes about  history, wine and food on very important magazines and web-sites in Europe.

He has been intensely active in  theatre and  photography (important shows like “Rayoghaphs and pictures lumieres”, Turin 1976 and “Il diavolo ti vuole” – The devil wants you – with painter Bruno Chiarenza, Turin 1980) and in the avant-garde cinema (“Ogni corpo occupa un suo spazio” – Every body occupies its space – con Plinio Martelli – Venice, Biennial of art cinema, 1976).

Since 1993 he has been painting on paper, cloth and glass using wine, red and white, exclusively. He paints only by night and his obsession are glasses, different shapes of glasses.

He showed his art works all in Italy, in India and in Usa.

Some of his works are on display in Usa, South Africa, Germany, Brasil and Russia.

He is a Grand Master of the” Order of the Vine Leaf.”

He is married from 1990 and has an adopetd  indian daughter, Geeta, from Mumbay (adopted in 1998,  she was born in 1992 ).

He says:

“ Wine is made to be drunk.

And naturally I drink wine and I like it very much.

Sometimes, particularly at night, after having drunk some, I spread it on certain types of paper , and wait for the miracle to happen, because it is certainly a miracle. But sometimes I need to wait days, weeks and sometimes months. I work with lots of patient to allow that miracle to happen as I expect, and to form shapes and shades as I desire.

Wine is not only a colour or a simple drink. Every wine is a story that starts from the flaking of rocks in geological times, continues with the evolution of the climate and growth of a tenacious but delicate plant, and concludes the start of another story, this time populate by people.

I am not only a painter who paints with wine.

Also, I am not only a painter.

Who am I?

Maybe italian poet Aldo Palazzeschi or Marcel Duchamp could me give that answer”.

 

“I think there is a great difference between a craftsman and a real artist.

An artist lives his obsessions and his art works, have magic stream embedded in people feeling.

My obsessions are the glasses (I immagine a glass like a tree: with roots, trunk and leaves; from the earth to the sky…), and the stains on white, when I am painting I immagine to steel some white.”