Posts Tagged ‘Vinho fino do Brasil al Wine Show 2009 di Torino’
Vinho fino do Brasil al Wine Show 2009 di Torino

A causa di quei giochini strambi che ogni tanto La Storia mette in atto, il destino del Brasile si decise circa 6 anni prima della sua scoperta ufficiale. Con il Trattato di Tordesillas (giugno 1494) si stabilì che tutte le terre a est di una linea verticale immaginaria che era tracciata a 370 leghe a ovest delle Isole di Capo Verde – ricordo che la lega spagnola corrispondeva a circa 5 km – dovessero essere assegnate al Portogallo; le nuove terre, ancora da scoprire, a ovest di quella linea erano destinate invece alla Spagna.

Per la verità poi l’immenso territorio di questo Paese si estese ben oltre la linea suddetta e oggi la sua superficie comprende oltre 8,5 milioni di kmq.

Roberto Rabachino, bravissimo e competente oratore, è stato chiamato a guidare per conto della FISAR – Federazione Italiana Sommelier, Albergatori e Ristoratori – l’approccio, inedito in Italia, ai vini brasiliani il 25 ottobre scorso, in occasione del Wine Show di Torino.

Per quasi due ore egli ha condotto l’evento con competenza e ironia, introducendo l’argomento a partire da una descrizione generale del Brasile.

Egli parla di una popolazione di 230/240 mln. di abitanti: le cifre ufficiali, stime 2009, parlano di circa 190 mln. Ma quanti saranno gli abitanti dell’Amazonas, 1,5 mln. di kmq, lo stato più esteso tra i 26 componenti la Repubblica Federativa del Brasile? Nessuno lo può sapere. E nessuno può conoscere nemmeno le cifre esatte della popolazione dello stato e della città di Sao Paolo, rispettivamente i più grandi delle rispettive categorie con oltre 40 mln. e almeno 20 per l’area metropolitana della città italiana più popolosa del mondo (5,4 mln. di persone con il doppio passaporto).

Rabachino non lo dice, ma anche la storia di questo sterminato paese è ben strana: l’indipendenza fu dichiarata dal re Pietro I nel 1822 (il 7 settembre). Pietro non era altri che il figlio del re del Portogallo Giorgio VI, esiliato da Napoleone in Brasile e che, tornato in patria, ebbe la non buona idea di lasciare il figlio come reggente.

Giuseppe Garibaldi fu a combattere da quelle parti tra gli anni ’30 e ’40 del XIX secolo: Rabachino sostiene con ironia che, visto il fatto che ogni paese pur piccolo possiede una qualche via o piazza in suo onore, egli dovesse avere il dono dell’ubiquità…Per concludere in breve la storia del Brasile, occorre ricordare che il passaggio, non cruento, dalla monarchia alla repubblica si verificò nel 1889; si ebbero un paio di lunghi periodi dittatoriali intorno agli anni ’30 e poi dal 1964 al 1984 circa. Oggi Lula è considerato un presidente progressista.

Seguendo Roberto Rabachino, passiamo ora a entrare nel merito del vino, meglio: del vinho fino, come i brasiliani definiscono il nostro vino comune, compreso tra il Tavernello e il Barolo. Il Brasile produce circa 3,2 mln. di hl.: l’Argentina ne produce circa 14,9, il Chile 8,4 e l’Italia, per dare un’idea, 45/50 mln., a secondo delle annate. Il brasiliano consuma 1,2 litri di vino l’anno al confronto dei nostri quasi 50 pro capite. L’anno “zero” dell’enologia brasiliana è da considerarsi il 2000, quando vennero espiantati e ripiantati con le tecniche europee circa 10.000 ha. che producono vinho fino ( su un totale vitato di circa 90.000 ha.).

Gli stati che producono vino sono quelli del sud: Rio Grande do Sul e Santa Catarina, soprattutto. La Serra Gaucha, con la Vale dos Vinhedos a Bento Gonçalves, può essere considerata alla stregua della nostra Langa o del nostro Chianti. Siamo intorno al 29° parallelo sud, con una temperatura compresa tra i 12° e i 22° e altitudini  che vanno dai 400 ai circa 750 m; non esistono vitigni autoctoni, dunque gli impianti sono di Cabernet sauvignon e franc, Merlot, Pinot noir, Tannat e Ancellotta per i rossi e Chardonnay, Riesling italico, Prosecco, Moscato e Malvasia per i bianchi: non bisogna dimenticare che 25/28 milioni di brasiliani hanno origini italiane, venete più che ogni altra…..

Curiosità: al nord, intorno all’8° parallelo, si fanno due vendemmie nello stesso anno (gennaio e giugno)! Nella regione di Santa Catarina, a oltre 1300 m. di altezza, si produce un Ice wine (Cabernet sauvignon) brasiliano! Inoltre, data la giovane età delle aziende, tutta la tecnologia in cantina è modernissima e italiana.

Prima di passare agli assaggi, Roberto Rabachino ci ha spiegato il “gusto massiu” che il consumatore brasiliano medio ama: è, in modo assai semplicistico, un certo piacere per l’abboccato forte (molto più o meno).

Abbiamo assaggiato, in una sala pienissima e assai interessata, 6 vini in questa sequenza:

1) Cordellier Champenoise, Vale dos Vinhedos Bento Gonçalves (RS)

2) Panizzon Charmat Rosé, Flores da Cunha (RS)

3) Casa Valduga Chardonnay Grand Riserva 2009 (!),Vale dos Vinhedos Bento Gonçalves (RS)

4) Salton Talento 2005, Bento Gonçalves (RS)

5) Miolo Merlot Terroir 2008, Vale dos Vinhedos Bento Gonçalves (RS)

6) Panizzon Spumante Moscatel, Flores da Cunha (RS)

Parto da considerazioni generali, rileggendo i miei appunti di degustazione. Avevo bevuto il Rio Sol tempo addietro e ci ho anche dipinto un quadro: era un vino ancora molto grezzo, squilibrato, tannico e troppo abboccato, pur con una struttura tuttaltro che piccola. Mi sono trovato davanti, alla vista, tutti vini corretti, con i rossi di un rubino molto carico; al naso, quasi tutti discreti con ananas e banana per i bianchi e ciliegia forte per i rossi; al palato, devo essere sincero, soltanto 2/3 sono stati sufficienti e io cerco di fare delle degustazioni successive, facendo trascorrere tempo e ritornando magari dopo un’ora sullo stesso vino che ne frattempo ha avuto modo di aprirsi – ossigenarsi – almeno un poco.

Ho trovato sorprendente lo Spumante Panizzon (uve moscato bianco), quasi un nostro Asti, con perlage fine, acido il giusto ma assai equilibrato.

Mi è parso atipico ma interessante lo Chardonnay Casa Valduga ( azienda che produce 1 mln. di bottiglie, famiglia originaria di Rovereto e in Brasile dal 1846), però ancora troppo giovane.

Non mi è spiaciuto il Merlot Miolo (azienda da 6 mln di bottiglie, considerata l’eccellenza enologica brasiliana che di questo vino produce soltanto 18.000 bottiglie), però molto, molto tannico e con un retrogusto amaro non sgradevole ma direi davvero insolito in un Merlot.

Mi ha convito poco il Cordellier, pur avendo come consulente Donato Lanati; ho trovato squilibratissimo il Talento 2005 ( assemblaggio di Cabernet 50%, Merlot 40% e Tannat 20%) e insufficiente il Panizzon Charmat Rosé (vinificato come essi dicono “noir de noir”, assemblaggio di Cabernet 60% e Merlot 40%).

In conclusione: qui siamo al confronto con una realtà giovanissima che ha tutta l’intenzione, la capacità, gli stimoli, la terra e i capitali per realizzare a breve prodotti di ottimo livello. Occorre che il tempo faccia il suo corso, trattandosi di vino…

Grazie a Lisomar che mi ha segnalato l’iniziativa e complimenti per davvero a Roberto Rabachino: un oratore competente, capace, attento e, soprattutto, dotato di grande attenzione alla sala e tanta, tanta ironia.

Ps: pensando al fatto che il Brasile ha ottenuto il grande riconoscimento di ospitare l’edizione 2016 delle Olimpiadi e, soprattutto – credo dal punto di vista brasiliano – i Campionati del Mondo di Calcio 2014, mi sento in dovere di fare un augurio calcistico. Bisogna che i tifosi brasiliani preghino affinché Ghiggia, Schiaffino e il mio grande eroe Obdulio Varela, centromediano uruguagio triste, restino una clamorosa e irripetibile storia.

Vincenzo Reda