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Fontanafredda senza solfiti aggiunti

Oggi costituisce ormai una pratica che molti produttori hanno cominciato a esplorare e in numero sempre maggiore. Parlo della produzione di vini senza l’aggiunta di solfiti.

Bisogna ricordare che lo zolfo, e i suoi composti (soprattutto metabisolfito di potassio) costituiscono forse il più antico disinfettante conosciuto e usato dall’uomo per svariati usi. Nel vino questo minerale si presta da secoli per combattere il proliferare della flora batterica presente sia nei mosti sia nei vini, anche dopo la fermentazione. Dev’essere chiaro che, come ogni disinfettante conosciuto, si tratta di una sostanza velenosa, anche se dosata in quantità minime e non dannose (più o meno….), nel consumo quotidiano, per la salute dell’uomo. A questo proposito le indicazioni mediche indicano un limite  giornaliero di 0,7 mg. per kg. di peso corporeo: questo significa 49 mg. per un uomo di 70 kg; si  tenga presente che la legge permette l’aggiunta di 150 mg. al litro per i rossi e 200 per i bianchi (e fino a 235 mg/l per gli spumanti)! Ciò significa che con queste percentuali di veleno una persona normale non potrebbe bere più di uno o due bicchieri di vino al giorno senza pericolo.

In realtà, ormai da anni le aggiunte per litro di anidride solforosa stanno normalmente ben sotto i 100 mg/l per i rossi e 100-130 mg/l per i bianchi:  necessita precisare che il cerchio alla testa che molti accusano bevendo vini bianchi (di scarsa qualità) è dovuto proprio all’eccesso di solforosa presente in questi vini. Oltretutto, senza saperlo, molti sono naturalmente allergici a questa sostanza.

Occorre puntualizzare che percentuali di 10-15 mg/l di solforosa sono prodotti naturalmente dalle reazioni che si verificano durante le varie fasi della fermentazione: quindi è scorretto riportare sulle etichette frasi come “Senza solfiti“; più corretto scrivere: “Senza solfiti aggiunti“.

Detto quanto sopra, ho avuto modo di valutare i due vini di recente entrati nell’offerta del catalogo (ormai quasi enciclopedico) di Fontanafredda: Dolcetto d’Alba e Barbera d’Alba 2011.

Si chiamano Assenso2 (con un giochino grafico che sottolinea SO2, la formula dell’anidride solforosa); l’etichetta è onestamente brutta: o forse soltanto da mettere a punto graficamente.

I vini sono interessanti, più la Barbera (13,5% vol.) che il Dolcetto (12% vol). Entrambi di colore intenso, come capita sempre per i questa tipologia di vini, e di note olfattive non particolarmente complesse né attraenti. Il Dolcetto, pur senza difetti evidenti (le puzzette e la scarsa armonia in questi vini, se non sono fatti come si deve, sono la regola), è un vino un poco sciatterello e senza nerbo. Assai interessante, al contrario, la Barbera che ho trovata di gran corpo, persistente, quasi rotonda: ecco un vino che posso consigliare a chi non ha ancora bevuto di questi prodotti. Sarà una sorpresa piacevole.